Polemica su Facebook: il neonato maltrattato non si censura. Poi viene tolto

Il neonato piange disperato, mentre la donna lo getta nudo in un secchio, scuotendolo, girandolo di qua e di là, tenendolo penzoloni per le braccine tese e sottoposte a uno sforzo visibile a occhio nudo. Poi, all’improvviso, smette di piangere e si teme sia svenuto o peggio: finito in uno stato catatonico o morto. Il video, che sembra sia stato girato in Indonesia, dura due minuti ed è scioccante. Ma per Facebook, dove in una settimana è diventato virale, può continuare a girare: i moderatori non l’hanno rimosso subito, nonostante le richieste di numerose organizzazioni a tutela dell’infanzia. Rispetta, dicono, il codice etico del social. Poi ci hanno ripensato.

La giustificazione di Facebook

Il caso è stato denunciato dal Telegraph, che ha raccolto anche le giustificazioni del social. «Come altri troviamo il comportamento del video sconvolgente e inquietante. Ma in casi come questo affrontiamo una scelta difficile: trovare un equilibrio tra la volontà delle persone di creare consapevolezza su comportamenti come questo e la natura scioccante del video», ha detto un portavoce di Facebook, spiegando che per questo hanno deciso di censurare solo gli incoraggiamenti e le approvazioni ai comportamenti del video, ma non il filmato in sé, che invece resta visibile quando è accompagnato da frasi di biasimo.

Ma la mamma che allattava fu oscurata

La spiegazione di Facebook, però, desta sconcerto, e per diversi motivi. Il primo è che il video mostra un evidente caso di maltrattamento ed è «sconvolgente che non violi le condizioni di utilizzo» del sito, come hanno sottolineato i responsabili di una delle associazioni a tutela dei minori che ne hanno chiesto la rimozione. Il secondo è che, in genere, il social con le censure ci va giù piuttosto pesante e bastano una parola politicamente scorretta o una foto giudicata impudica per far scattare l’oscuramento. In Italia, per esempio, non si può usare la parola «zingaro» pena la sospensione, come successo di recente a Matteo Salvini. Ma il precedente che più di tutti fa pensare, rispetto al caso del povero neonato gettato nell’acqua, è quello della mamma censurata per una foto in cui stava allattando. Il social l’ha rimossa senza pensarci due volte, giudicandola inappropriata.

Il ripensamento di Facebook

«Come molte persone, troviamo che questo video sia traumatizzante e allarmante. Rimuoveremo da Facebook qualsiasi tipo di condivisione del video che potrebbe supportare o incoraggiare questo comportamento», ha detto all’Ansa un portavoce di Facebook. «Ci troviamo di fronte a una scelta difficile: equilibrare il desiderio di molte persone di aumentare la consapevolezza dell’esistenza di comportamenti come questo, e dall’altro lato la natura allarmante del video. Nei casi in cui l’intenzione delle persone sia invece quello di sensibilizzare o condannare la pratica, categorizzeremo i video segnalati come “disturbing”, il che significa che conterranno una finestra d’avviso e che potrà essere visibile solo da persone di età maggiore ai 18 anni».