Morto Alberto Rossi, leggendario capo dei Volontari Nazionali del Msi

È scomparso a Roma Alberto Rossi, classe 1927, attivista missino conosciutissimo negli anni Sessanta e Settanta in tutta Italia. La sua storia è legata a quella di un gruppo che ebbe una grande importanza nella storia politica italiana, i Volontari Nazionali, organo di autodifesa e servizio d’ordine del Msi, inventato proprio da Alberto Rossi, nelle circostanze che lui stesso ci raccontò qualche anno fa. Nel dopoguerra in Italia, e non solo tra i missini, la figura di Rodolfo Graziani godeva di grande stima. Generale d’armata, ministro delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana, fu processato e incarcerato fin dopo il 1950. Uscito, si dedicò ad aiutare i combattenti della Rsi riuscendo a radunare sotto una sola sigla tutte le associazioni d’arma. Nel 1954 entrò nel Movimento Sociale Italiano diventandone il presidente onorario. Ogni suo comizio richiamava migliaia di persone. Ma l’11 gennaio 1955 morì, lasciando una comunità orfana di una persona che avrebbe saputo guidarla con grande saggezza. Lo Stato italiano rifiutò di concedere gli onori militari a Graziani, perché era stato ministro della Rsi. A quel tempo il segretario del Msi era Arturo Michelini. “Ci furono diverse riunioni – raccontò Alberto Rossi – per decidere cosa fare, come reagire, fino a che, in una di queste io proposi di rendere noi missini a Graziani quegli onori che lo Stato non aveva voluto dargli”. Alla riunione in cui fu presa la decisione erano presenti Michelini, Rossi, Pino Romualdi e Mario Pucci, allora segretario amministrativo del partito. Detto fatto: Rossi e altri andarono all’Unione Militare a comprare cento camicie grigioverdi su cui indossare una cravatta nera. Alle esequie, al san Bellarmino ai Parioli, la bara del Maresciallo fu scortata da cento attivisti in divisa con il labaro. Tanto è vero che all’inizio i Volontari si chiamavano Guardie al Labaro. Ai funerali parteciparono migliaia di persone, e Rossi e i suoi ragazzi resero a Graziani gli onori che meritava. I Volontari erano nati: si stabilirono al primo piano della direzione nazionale del Msi, in via Quattro Fontane, e si misero a disposizione direttamente dei vertici del Msi. Il loro compito divenne quello di garantire la sicurezza degli esponenti della fiamma nei comizi e di proteggere le sezioni missine dalla violenza dei comunisti. I Volontari, il cui capo riconosciuto fu sempre Alberto Rossi, rimasero comunque sempre piuttosto autonome dall’organizzazione federale. Alberto Rossi aveva iniziato a fare politica già nell’immediato dopoguerra: ci raccontò che aveva partecipato all’apertura alla prima sezione del Msi nel 1947, quella di via Solunto. “Ricordo – disse Alberto Rossi – che tra i primi iscritti c’era Marcello Perina, e che la sezione era vicina al cinema Massimo. Noi giovani attivisti ci incontravamo al bar Angeloni in via Magna Grecia”.

I Volontari di Alberto Rossi agivano in tutta Italia

Tornando ai Volontari, il segretario Michelini, di concerto con Rossi, stabilì che ogni federazione italiana avrebbe dovuto scegliere i dieci attivisti migliori per fargli fare parte dei Volontari. E presto ne sorsero in tutta Italia: a Genova, ad esempio, uno dei primo caduti missini, Ugo Venturini, era un Volontario Nazionale. A Napoli il più famosi resta Massimo Abbatangelo, mentre a Reggio Calabria i Volontari accorsero più volte per aiutare Ciccio Franco. A Taranto c’era Giancarlo Cito, a Palermo Ettore Maltese, a Catania Galatà e Spampinato. In tutta Italia i Volontari erano circa un migliaio, anche se era a Roma il punto di forza. Rossi raccontò che i nuclei dei Volontari erano presenti in molte zone difficili di Roma, come il Tufello, Montesacro, Prenestino, Torpignattara, Ardeatino-Eur, Garbatella, Appio-Latino, Decima, Dalmati, Nautico e alcuni altri. I Volontari erano utilizzati anche per compiti particolarmente delicati, come riaprire la sezione Acca Larenzia dopo la strage, dove fu mandato uno dei migliori Volontari, Ulrico Roberto, anche lui scomparso qualche anno fa. Nell’intervista che Alberto Rossi concesse al Secolo d’Italia tre anni fa, in occasione del quarantennale del rogo di Primavalle, con le lacrime agli occhi ci raccontò di quale errore sia stato riaprire la sezione di via Svampa. Riportiamo il brano integralmente: La sezione Primavalle tra l’altro fu aperta proprio da un altro testimone dell’epoca,Alberto Rossi, capo dei Volontari nazionali, che era amico della famiglia Mattei. «I Mattei erano una delle famiglie missine storiche a Roma, li conoscevo da anni, sono stato il padrino dei loro figli, il “compare”, come si dice a Roma». Rossi ricorda ancora: «Poiché la sezione di via Svampa era chiusa da qualche anno, ma i locali erano ancora disponibili, chiesi a Mario di volersene occupare, e lui accettò con grande entusiasmo e generosità, così come il figlio maggiore Virgilio. Anche se – aggiunge Rossi – la più determinata era la madre Anna, vera anima della sezione». «All’inizio andavamo, racconta ancora Alberto Rossi, noi Volontari ad aprire la sede e a fare le prime timide affissioni e volantinaggi, ma dopo qualche mese il quartiere si avvicinò, la gente prese coraggio, e fioccarono gli iscritti e l’attività si intensificò». Rossi nega che Primavalle fosse un quartiere particolarmente ostile, difficile: «Certo, i “rossi” erano in maggioranza, ma i Mattei e gli altri iscritti erano gente di popolo, perbene, che non mancò di farsi apprezzare e seguire». E fu proprio questo “successo” della sezione del Msi che ne determinò la condanna: «Dovettero venire da fuori a colpirci – ricorda Rossi – quelli di Potere Operaio erano ricchi borghesi che giocavano alla rivoluzione, e non potevano tollerare la presenza dei “fascisti” in un quartiere come Primavalle».

L’epoca d’oro dei Volontari Nazionali declinò all’inizio degli anni Settanta, con la morte di Michelini e l’avvento di Almirante, il quale comunque era presidente dei Volontari Nazionali, ricordò Rossi, e soprattutto con la formazione del Fronte del Gioventù, che in pochi anni si radicò in tutta Italia affiancando i Volontari nell’opera di attivismo per strada e nelle scuole. Non ci furono mai contrapposizioni però, ma sempre collaborazione e aiuti reciproco. Come disse Alberto Rossi nella sua intervista: “Nel momento dei bisogno eravamo tutti uniti”. Nel 1976 troviamo Alberto Rossi consigliere circoscrizionale della IX insieme con Adriano Amadio e Domenico Gramazio. Abitava in via Gallia, vicino piazza Tuscolo e spesso i suoi camerati lo coinvolgevano in qualche cena o a qualche dibattito. Ma lui, dopo la perdita della sua amata moglie, preferiva vivere ritirato e ricevere a casa i suoi amici di un tempo che, va detto, non lo hanno mai abbandonato. Tra questi Attilio Russo, un ex Volontario, che di Alberto conserva un ricordo personale: “Avevo 13 anni, mi avvicinai ai Volontari perché mi piacevano, ma poiché ero veramente un ragazzino, mi mandavano sempre via. Finché un giorno, a Palazzo del Drago, Alberto, colpito dalla mia insistenza, disse che potevo rimanere. Fui il ragazzo piùù felice del mondo e da allora ho trascorso molti anni con quella comunità umana e politica straordinaria che erano i Volontari di Alberto Rossi”.

Il ricordo della Fondazione Alleanza Nazionale

Il presidente della Fondazione Alleanza Nazionale Franco Mugnai, appresa della scomparsa di Alberto Rossi, leader dei Volontari Nazionali, ci ha affidato il suo personale ricordo di quella formazione cui lui stesso ha appartenuto, ricordo che risale ai primi anni Settanta: “In quel periodo ero il capo attivisti del Fronte della Gioventù di Firenze, stavamo nella sede storica di piazza Indipendenza 4. Il “federale” era Sergio Sanesi, il vice era Lapo Tarchi, papà dello scrittore e politologo Marco. Il segretario del Fronte era Marco Tarchi mentre il capo dei Volontari Nazionali di Firenze era Franco Barra, un ragazzo calabrese che studiava a Firenze e che era molto attivo in quella realtà difficilissima che era la Toscana di allora. Ricordo – continua il senatore Mugnai – che Alberto Rossi ci arruolò nei Volontari, che come è noto erano presenti in tutta Italia. Il ricordo è questo: tutti ricorderete il celebre manifesto in cui c’era un uomo con la camicia verde – quella dei Volontari – e pantaloni neri che diceva Aiutateci e difendervi. Ebbene, quando fui eletto al parlamento nel 2001 i camerati di allora incorniciarono questo manifesto e me lo regalarono. Oggi è ancora appeso in bella mostra nel mio studio”. “Alberto Rossi – conclude Mugnai – è stato uno di quegli uomini che tutto ha dato e nulla ha chiesto per il partito e per la nostra idea. E’ uno di quegli uomini a cui dobbiamo tutti molto”.