#UnNuovoInizio? «Ora è possibile»: Isabella Rauti spiega come

«Vorrei che ci fossero entusiasmo e passione dall’inizio alla fine e che ognuno andasse via con la consapevolezza di aver intrapreso davvero un percorso condiviso per segnare una strada e costruire una casa comuni». Alla vigilia di #UnNuovoInizio, l’appuntamento promosso da Prima l’Italia per domenica 8 alle 10.30 al cinema Adriano di Roma, Isabella Rauti, portavoce del movimento, parla delle sue aspettative e di quelle del comitato promotore dell’incontro, il primo passo per «riaggregare la Destra – è stato spiegato – in una nuova Alleanza per l’identità e la sovranità nazionale».

L’incontro sta suscitando grande curiosità da parte degli osservatori. Lei come sta vivendo questa vigilia?

Con molto entusiasmo e molta emozione. Poi, come per tutte le vigilie, ci sono ritardi organizzativi, qualche problema tecnico e immancabili imprevisti, come il fatto che il coordinatore dei lavori si è ammalato. Ma non mi preoccupo, mi auguro e mi aspetto un incontro molto partecipato.

Se lo augura o se lo aspetta?

Ora me lo aspetto. A un certo punto delle fasi di preparazione ho cominciato a percepire un clima e un atteggiamento diversi, più favorevoli.

Il che fa pensare che non sia stato così da subito…

Diciamo che sullo sfondo restano i dissapori antichi e quelli che hanno prodotto le tante diaspore della destra, ma mi sembra prevalere uno spirito meno rancoroso e più costruttivo. Soprattutto, desideroso di veder rappresentare un blocco sociale di destra diffuso nel Paese, ma ancora disperso.

La questione della «riaggregazione della destra» non si pone da oggi. Da cosa dipende, secondo lei, questo clima diverso che percepisce intorno a #UnNuovoInizio?

Da una parte da una accelerazione involontaria, che è un effetto prodotto da vicende recenti come la votazione sulla nuova legge elettorale, la pantomima del Patto del Nazareno e l’elezione del presidente della Repubblica. Abbiamo vissuto giorni che hanno visto tornare il trasformismo e anche un vecchio metodo democristiano. Dall’altra parte, però, c’è anche la ricorrenza del ventennale di An, che ha comportato una riflessione e una analisi di quell’esperienza, attirando nuovamente l’attenzione sulla destra.

Quindi, oggi, quanto è fiduciosa che questo possa realizzarsi davvero quello che dite, un nuovo inizio?

Molto. Intanto, sono fiduciosa per carattere ed educazione familiare e poi faccio politica da troppi anni per perdermi d’animo. Sono convinta che il momento sia favorevole a un nuovo inizio anche a livello internazionale. In molti Paesi europei vediamo l’affermarsi di movimenti populisti e fortemente identitari, primo fra tutti il Front National di Marine Le Pen. Soprattutto, però, credo che il momento sia favorevole perché è evidente a tutti una crisi strutturale del centrodestra che eravamo abituati a conoscere. Per questo credo che ci siano i presupposti per uno spazio ampio di opinione, prima che di consenso, per intercettare i bisogni della destra.

Concretamente, come pensate di muovervi per riempire questo spazio?

Dei modi, dei tempi e degli strumenti ne discuteremo domani, ma comunque promuovendo una agorà delle idee e un percorso condiviso, un confronto permanente che dovrebbe portare, a giugno, a una assemblea costituente e programmatica per rifondare la destra su basi davvero solide e partecipate. È un percorso da disegnare ripartendo dal territorio, con altri incontri di riaggregazione, insieme a tutti quelli che senza pregiudizi e senza rendite di posizione vorranno aderire.

Che effetto le fa essere paragonata a una sorta di Marine Le Pen italiana in pectore?

Mi lusinga e mi fa sorridere, ma è troppo onore e poi… io non sono bionda. Comunque, al di là degli scherzi, vorrei avere il suo carisma.