Marò, il ministro Di Paola fermò la liberazione. Il racconto di Biloslavo

Soluzione consensuale? Arbitrato internazionale? Ritiro dell’ambasciatore? Il governo Renzi e la Farnesina continuano il teatrino dello stop and go che da quasi tre anni impedisce la soluzione del caso marò. Dopo l’ultima doccia fredda di Nuova Delhi è Fausto Biloslavo per il Giornale a ricostruire i retroscena che tengono in ostaggio Salvatore Girone e Massimiliano Latorre dal febbraio 2012. Il governo indiano dice di avere all’esame un proposta del governo italiano, ma in realtà la soluzione messa nero su bianco è sul tavolo dell’esecutivo di Delhi fin dallo scorso ottobre, congelata proprio da Palazzo Chigi.

Le rivelazioni choc

A rivelarlo è  Vinod Sahai, rappresentante degli oltre 200mila indiani che vivono in Italia, l’uomo che in India apre tutte le porte e che ha preparato l’istanza alla Corte suprema indiana per una soluzione extragiudiziale, rimasta lettera morta. «Lo spazio c’è ancora – spiega al Giornale – ma vanno lasciati da parte i politici, è meglio che si parlino i militari. Ci vorrebbe un incontro fra il capo di Stato maggiore della Difesa, Luigi Binelli Mantelli, ed il suo omologo indiano, che posso favorire».

I fatti

L’8 maggio scorso Sahai, invia una mail all’allora ministro degli Esteri Federica Mogherini, in veste di presidente dell’Indian Business Forum d’Italia, ricordandole di aver già «dato supporto al governo Monti per liberare i due marò».  Tre viaggi in India, «sempre in accordo con il ministero della Difesa italiano» per preparare il terreno e incontrare i marò. «Purtroppo, all’ultimo momento – scrive – sono stato chiamato dal ministro della Difesa (l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, ndr) che mi ha pregato di non presentare questa Istanza, senza darmi alcuna motivazione» si legge nella mail. Mail alla quale la Mogherini, poi promossa all’Unione europea, non ha mai risposto.

Chi remò contro

A remare contro proprio l’ammiraglio Di Paola e il governo Monti per non fare brutta figura se il caso si fosse risolto con l’aiuto degli indiani d’Italia. Sahai non si dà per vinto e offre al governo Renzi di mettersi di nuovo in gioco: «Credo si possa ancora fare molto per accelerare la liberazione dei marò e trovare la soluzione migliore per tutti. Sono sempre disponibile a collaborare, e, se mi autorizza, potrei andare in India».

Tre anni di nulla

A ottobre il governo Renzi annuncia di aver avanzato una non meglio definita “proposta di soluzione consensuale”. «I due Paesi si parlano per trovare un soluzione», annunciava con enfasi una fonte italiana all’agenzia Ansa. In queste ore il ministro degli Esteri indiano,  Sushma Swaraj, ha assicurato che la proposta italiana «sarà esaminata con spirito positivo». Un po’ poco  dopo quasi tre anni.