70 anni fa scompariva F.T. Marinetti, dal futurismo alla morte della sintassi

«Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia». È uno dei punti del Manifesto del Futurismo, del febbraio 1905, firmato da Filippo Tommaso Marinetti, del quale oggi ricorrono i 70 anni dalla morte. Poeta, drammaturgo, scrittore, soldato eroico – a 66 anni andò in Russia con l’Armir! – Marinetti è legato all’avanguardia culturale del Novecento. Era nato ad Alessandria d’Egitto, dove trascorse i primi anni della sua vita e si laureò a Parigi e successivamente a Genova, in legge. Iniziò a scrivere poesie in francese e dal 1905 fondò la rivista Poesia, che dal 1909 divenne l’organo ufficiale del Futurismo. Pochi giorno dopo la sua pubblicazione, il Manifesto fu pubblicato sul prestigioso Le Figaro, ciò che contribuì a dargli un’eco e una dimensione europee.

Convinto bellicista, prese parte a tutte le guerre

Nel 1910 scrisse il suo primo romanzo, Mafarka il futurista e in quegli anni aderirono al movimento personaggi come Aldo Palazzeschi, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo: sono gli anni delle celebri serate futuriste e del lancio del manifesto Contro Venezia passatista dal campanile di San Marco. Nel 1911 Marinetti parte per la guerra italo-turca e decide di farla finita con la… sintassi tradizionale per passare alle parole in libertà. Nel 1912 compone Zang Tumb Tumb sulla guerra bulgaro-turca. Parte poi per la Grande Guerra dove rimarrà ferito, partecipando sia a Caporetto che a Vittorio Veneto e guadagnando due medaglie al Valor militare. Nel 1919 partecipa all’adunata di piazza San Sepolcro e aderisce al fascismo, con i cui militanti guida l’assalto all’Avanti!. Propone lo svaticanamento dell’Italia e il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Viene arrestato insieme con Mussolini. Dopo la presa del potere, si allontana dalla politica e torna all’arte, fondando il Tattilismo, nuova esperienza pittorica. Quando il Dadaismo supera il Futurismo, Marinetti firma il Manifesto degli intellettuali fascisti e viaggia per il mondo.

1929, nasce l’aeropittura

Nel 1929, diventato accademico d’Italia, stende il Manifesto dell’aeropittura futurista come nuova forma estetica e artistica. Nel 1938, su Artecrazia, pubblica articoli critici nei confronti dell’antisemitismo e delle leggi razziali. Dopo l’avventura con l’Armir, aderisce alla Repubblica sociale e nel 1944, sul lago di Como, muore per attacco cardiaco. La notizia fece il giro del mondo: persono il New York Times gli dedicò un articolo. Dopo i solenni funerali a piazza San Sepolcro, fu tumulato al cimitero monumentale di Milano. Rimane uno dei più grandi genii del Novecento.