Sorpresa dalla rivista Time: femminismo parola da “bannare”

La notizia è ghiotta. Curiosa. E di quelle che fanno pensare. Eccola: Il 40% dei lettori del prestigioso settimanale americano Time pensano che la parola da “bannare” nel 2015 sia femminismo. Molti opinionisti si sono messi le mani nei capelli: com’è possibile buttare a mare così un credo politico che si credeva insostituibile?

Lettori categorici

Eppure i lettori votano la speciale classifica del Time sulle parole da cancellare e “femminismo” finisce prima in classifica. E’ la prima volta che un termine così denso dal punto di vista ideologico incontra il pollice verso del pubblico dei lettori: finora erano stati gli acronimi della weblingua a finire sotto accusa.

Analizzare le cause

Ora non resta che analizzare le cause di questo fenomeno: la parola è troppo abusata e dunque è venuta a noia? Il femminismo si è ripiegato in un’astratta difesa di genere lontana dai bisogni reali delle donne? Ci si è resi conto che il femminismo arrabbiato ha finito con lo snaturare la specificità femminile? Oltre trenta anni dopo l’acquisizione di alcuni diritti le donne hanno nostalgia del focolare? Forse tutti questi aspetti insieme contribuiscono all’allergia diffusa verso il femminismo.

La campagna con i cartelli antifemministi

Del resto una prima avvisaglia c’era stata con il fenomeno virale su Twitter dei cartelli antifemministi con cui ragazze e signore si facevano fotografare. La campagna Women against feminism ha avuto una diffusione sorprendente. Un primo campanello d’allarme cui segue ora il sondaggio dei lettori di Time. Sarà opportuno, per le eredi di Betty Friedan, farsi qualche domanda.