Bertinotti non chiama più a raccolta i proletari ma i liberali: «Abbiamo fallito tutti, uniamoci…»

Il fallimento delle grandi culture politiche, la convinzione che «bisognerebbe riaprire il libro del confronto», l’auspicio che «eredi del vecchio movimento operaio» e «liberali di oggi» possano «portare in dote» ciò che di buono resta delle loro radici «contro la mostruosità della “cosa”». In un lungo articolo su Il Garantista di Piero Sansonetti, ripreso integralmente da Il Giornale, Fausto Bertinotti interviene sull’attualità con un’analisi che non fa sconti. Per «il vecchio marxista», il modo in cui Bertinotti indica se stesso, comunismo e cultura liberale hanno mancato la loro missione. Uno è stato sconfitto dalla storia, «è fallito nell’Unione sovietica». L’altra si è scontrata con «il capitalismo che si è costituito dopo il Novecento», caratterizzato da «una nuova vocazione totalitaria» e da una «propensione a costituirsi in “stato di eccezione”».

Quello che c’è oggi Bertinotti lo chiama «la cosa», uno scenario in cui «la politica è ridotta alla governabilità, e la governabilità degli Stati nazionali, come dell’Europa sopranazionale, è sovrastata dall’economia reale e dal mercato». «La politica ridotta a governabilità fa parte del funzionamento stesso del capitalismo finanziario globale», scrive Bertinotti, aggiungendo che «così è morta la più grande delle ambizioni politiche: l’autonomia». È qui, in «questo panorama desolante» che si vede la sconfitta storica delle grandi culture politiche. Ma è sempre su questo terreno che, esorta Bertinotti, bisogna che ricomincino a dialogare le «grandi culture che hanno contribuito alla formazione di un umanesimo europeo», fra le quali c’è anche «il cattolicesimo democratico in politica».

L’ex segretario di Rifondazione comunista fa una rapida carrellata storica che parte dall’Ottocento, ricordando come, prima dell’appiattimento su «socialismo reale» e «capitalismo», socialismo e liberismo abbiano saputo confrontarsi e dar luogo insieme a «una rivoluzione nel pensiero costituzionale come quella che ha fatto nascere le Costituzioni democratiche». Ora, secondo Bertinotti, «mettendo le mani in un nuovo progetto costituente, bisognerebbe almeno ricordare quella lezione». Come? Gli «eredi del movimento operaio» portando in dote «il bagaglio dell’articolo 1 dell’articolo 3 della Costituzione repubblicana, cioè l’idea della eguaglianza». I liberali mettendo sul tavolo «le battaglie sui terreni nevralgici del dominio del nuovo capitalismo, dove si distruggono legalità, democrazia e dignità della persona» e «la loro trasparente ispirazione garantista». «Entrambe queste culture sconfitte possono contribuire a costruire un futuro di liberazione, se sapranno ripartire da una pratica condivisa di liberazione», conclude l’ex presidente della Camera, rivolgendosi a Marco Pannella e ai radicali, che domenica a Pescasseroli terranno un convegno su Benedetto Croce e Ignazio Silone. «Al vecchio marxista – scrive – piacerebbe che il Croce più celebrato fosse quello che diceva che il pensiero liberale si sarebbe salvato solo liberandosi dal liberismo».