8 e 20… prima campana. E arrivano i ministri renziani che non hanno nulla da dire (e da promettere)

Non c’è discorso più retorico degli auguri agli studenti per il primo giorno di scuola (al pari di quello di fine anno del presidente della Repubblica). Eppure Matteo Renzi ha spedito i suoi ministri in vari istituti con la missione impossibile di rendere credibile il governo agli occhi di studenti e docenti e con l’obiettivo – riuscito – di accaparrarsi lo spazio che conta sui tg. E in effetti le metafore abusate non sono mancate, com’era prevedibile. Prendi il ministro Andrea Orlando (Giustizia) alla elementare Mori di La Spezia:”I ragazzi sono la benzina sulla quale deve girare il motore del nostro Paese”. E senti che dice Maria Elena Boschi (Riforme) alla elementare Mameli di Laterina: “Cari bambini, siate un po’ rompiscatole con gli insegnanti, fate tante domande…”. Anche il sottosegretario Del Rio si è fatto vedere ad una scuola elementare di Reggio Emilia, la Matilde di Canossa. Evitate le scuole superiori per comprensibili timori di negative ricadute d’immagine. Anche se, c’è da scommetterci, un tempo i ministri avrebbero trovato studenti pronti a contestare, oggi troverebbero studenti mezzo addormentati. E l’indifferenza, com’è noto, è il vero veleno capace di uccidere con non chalance certe operazioni accurate di arrembaggio mediatico.

Poi c’è stato il discorsetto del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini a Unomattina: il governo accompagna gli studenti – ha detto –  “è partito con la cartella e lo zaino in spalla…”. Arriveranno risorse, arriveranno i soliti cambiamenti all’esame di maturità per renderlo più “creativo”. Ma nessuno ha più cose da dire interessanti sulla scuola. Si sa che il meccanismo comunque sopravviverà anche per quest’anno, che la sua ruggine non sarà tolta via dalle belle immagini augurali scovate dai ghost-writer dei ministeri. Perché nessuno sa dove accompagnarli, questi benedetti studenti: verso il lavoro che non c’è? Verso l’università che sta peggio della scuola secondaria superiore? E chi dovrebbe accompagnarli poi? La politica che sa solo cambiare ogni anno le carte in tavola ammazzando di regolamenti e burocrazia ciò che resta vitale della scuola italiana? O il Paese stesso, dove manca un dibattito serio, partecipato, persino sugli obiettivi di fondo dell’istruzione? O la politica che ha sempre guardato alla scuola come riserva di caccia per militanti indottrinati e docenti da schierare contro   i “privati”? Dunque un po’ di serietà. Lasciamo almeno la scuola alla sua stanca ritualità, senza sgradevoli invasioni di campo.