Una materia insegnata in inglese al liceo. Al via a settembre l’ultima parte della riforma Gelmini

Parte con calma e, allo stato attuale, ha le caratteristiche del suggerimento più che della direttiva. Ma parte. È l’ultima fase della riforma Gelmini, che da settembre prevede l’insegnamento in lingua straniera di una materia non linguistica.

La novità, che nei licei linguistici è stata introdotta nel 2012 e in altri istituti è stata affrontata in via sperimentale, riguarderà l’ultimo anno delle scuole superiori e l’esame di maturità. Allo scritto potrà essere richiesto di affrontare in lingua la terza prova (e solo quella), mentre per l’orale potrà essere richiesto di dimostrare le competenze acquisite. Potrà, ma non necessariamente avverrà perché sarà necessario che il membro interno della commissione sia il titolare della materia insegnata in lingua. Anche questo è uno degli accorgimenti introdotti per evitare un impatto traumatico o, peggio, il rischio caos in una situazione che ancora non è a regime. A ricordare la prossima scadenza è stato il Corriere della Sera, che ha ripercorso anche le tappe intermedie che hanno avvicinato la scuola italiana all’appuntamento con quella che è stata chiamata l’«immersione» nella lingua straniera. Da quando la novità è stata programmata, sono stati disposti corsi e abilitazioni per preparare gli insegnanti, ma lo stesso non tutte le scuole sono ora in grado di affrontare l’insegnamento di una disciplina in lingua. Per questo nella circolare partita dal ministero dell’Istruzione nei giorni scorsi «si suggerisce» che la materia sia affrontata in lingua «preferibilmente» al 50% e si chiarisce che le scuole, attingendo ai fondi di istituto, potranno avvalersi anche di tirocinanti e consulenti esterni per aiutare gli insegnanti. Nessun fondo statale dedicato, invece, è attualmente stanziato per supportare il progetto, visto che i ministeri dell’Istruzione e dell’Economia non hanno ancora emanato il decreto attuativo che era previsto dalla riforma. Anche da qui, quindi, la necessità di procedere con calma rispetto alla previsione dell’allora ministro Gelmini che stabilisce che «nel quinto anno è impartito l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica compresa nell’area delle attività obbligatorie per tutti gli studenti», pur precisando che «tale insegnamento è attivato in ogni caso nei limiti degli organici a legislazione vigente».