“Mamme surrogate” dalla Thailandia per ricchi cinesi: un business da 10mila casi l’anno

È un vero e proprio boom del mercato nero di “mamme surrogate” quello a cui si sta assistendo in Cina. Ad approfittare di molte coppie ricche con problemi di fertilità e di donne povere, che spesso vivono in aree rurali, sono broker online, aziende e cliniche private di dubbia fama che organizzano anche costosi viaggi all’estero. A segnalare il fenomeno è il quotidiano New York Times. Anche se come in molti Paesi, la maternità surrogata è vietata in Cina, i figli nati da utero in affitto sono sempre di più, almeno 10mila l’anno secondo le stime. Per le coppie che se lo possono permettere, c’è la possibilità non solo di avere un figlio con il proprio dna, ma anche di poter scegliere il sesso. A volte sono le cliniche private cinesi ad eseguire l’operazione in Cina, seguendo la madre surrogata prima e dopo l’impianto dell’embrione, altre volte invece alcune aziende con filiali in varie città, fanno volare la coppia e la madre surrogata in Thailandia, dove la pratica è legale. Una volta rientrati in Cina, la madre surrogata alloggia in un appartamento dove riceve assistenza a tempo pieno e, per evitare che tenga il bambino, viene allontanata dalla sua famiglia mentre riceve visite giornaliere da un consulente psicologico. A causa della legge del figlio unico, applicata nel paese del dragone da ormai 35 anni, la società sta soffrendo un notevole squilibrio sociale. Il numero di uomini supera largamente quello delle donne e si calcola che entro il 2020 in Cina ci saranno oltre 30 milioni di uomini single. Potendo infatti avere un solo figlio, le coppie cinesi cercano in tutti i modi di avere un figlio maschio. In molti casi quando riescono a sapere in anticipo che il nascituro è una femmina, propendono per l’aborto. In Cina è vietato per i medici rivelare ai futuri genitori il sesso del nascituro, ma la maggior parte delle persone trova degli escamotage. Come ad esempio quello di recarsi ad Hong Kong a fare i test prenatali o inviare nell’ex colonia britannica, con l’appoggio di agenzie compiacenti, i campioni di sangue della madre per poter sapere il sesso del figlio. Così in Cina continuano a nascere più uomini che donne.