Verona: odg del Comune in difesa della famiglia. Ma i grillini gridano all’oscurantismo

Chiede che sia tutelato il ruolo educativo della famiglia, anche attraverso una adeguata informazione sui progetti scolastici in merito all’educazione sessuale. Ma riafferma anche il «ruolo primario» della famiglia «formata dall’unione di un uomo e una donna». Per questo, un ordine del giorno approvato a maggioranza al Comune di Verona è stato bollato come retrogrado ed è finito al centro di alcune polemiche.

A presentarlo come primo firmatario è stato il consigliere della Lista Tosi Alberto Zelger, che però ha dovuto registrare qualche presa di distanza anche nelle file tosiane, dove l’ordine del giorno è stato giudicato poco laico. Il testo, in realtà, oltre a riaffermare il primato della famiglia costituzionalmente riconosciuta, si concentra soprattutto sulla possibilità dei genitori di crescere i figli in base ai propri valori e di essere informati rispetto ai progetti che entrano in campi eticamente sensibili. Nell’Odg, infatti, si afferma «il diritto della famiglia a non essere contraddetta o danneggiata, nel suo compito educativo, dall’azione suggestiva ed erosiva dei mezzi di comunicazione, come pure dagli organismi scolastici e istituzionali, che ne violino apertamente le convinzioni morali e religiose, con particolare riferimento all’educazione sessuale».

È evidente che la mozione rappresenta una risposta a progetti come quello dell’Unar, l’Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali, che ha lanciato nelle scuole, fin dai primissimi gradi, un programma sui temi dell’omosessualità così aggressivo da trasformare la lotta all’omofobia in una forma molto invasiva di propaganda gay. «I continui attacchi alla famiglia naturale apportati dalle lobby omosessuali e supportate da alcuni organi istituzionali italiani e internazionali mettono a rischio il diritto dei genitori di educare i propri figli secondo i loro principi morali e religiosi», ha spiegato Zelger, la cui pecca appare quella di essersi lasciato contagiare dai toni esasperati cui è stato portato il dibattito. Una debolezza che, su un argomento che va trattato con grande accortezza, si può rintracciare anche nel lessico dell’ordine del giorno, ma non nella sua sostanza. Il testo chiede che il Comune «vigili», ma solo perché ai genitori sia garantito un luogo in cui far sentire la propria voce. La richiesta è che «nelle scuole di competenza comunale, venga data un’adeguata informazione preventiva ai genitori sul contenuto dei progetti di educazione all’affettività e alla sessualità» e che sia delegato al Coordinamento servizi educativi «l’onere della raccolta delle segnalazioni dei genitori e degli insegnanti sui progetti di educazione». Non sembra poi una posizione così oscurantista, retrograda o censoria, come invece viene bollata da Francesca Businarolo, la deputata del Movimento 5 Stelle che più di altri ha polemizzato. «Era davvero necessaria una nuova presa di posizione, strettamente tradizionalista e conservatrice, da parte del Comune di Verona?», ha chiesto, sostenendo che «questo documento rischia ancora una volta di danneggiare l’immagine cittadina. Senza contare che un “controllo” come quello auspicato, se messo in pratica, avrebbe come effetto quello di incentivare comportamenti omofobi».