Scuola, intesa tra il ministro e l’Anpi per celebrare la Resistenza. Siamo all’indottrinamento di regime

Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e l’Anpi, associazione partigiani d’Italia, hanno firmato un protocollo per “promuovere e sviluppare progetti didattici nelle scuole per divulgare i valori della Costituzione repubblicana e gli ideali di democrazia, libertà, solidarietà e pluralismo culturale”. Dietro le belle parole però si nasconde un altro intento, che è quello di realizzare iniziative per le celebrazioni del 70esimo della Resistenza e della guerra di liberazione, promuovendo processi tematici di riscoperta dei luoghi della memoria. Al momento non è dato sapere se l’operazione sarà a costo zero, ma certo non era fondamentale per la scuola italiana dare il via libera all’indottrinamento dell’Anpi, organizzazione faziosa che si è sempre battuta contro il pluralismo culturale, sostenendo esclusivamente le ragioni dei vincitori e pretendendo di imporre al Paese una lettura a senso unico della drammatica fine della Seconda guerra mondiale. Del tutto fuori luogo dunque le dichiarazioni del ministro, per la quale “questo accordo è uno strumento fondamentale per far comprendere a tutti gli studenti il valore della nostra Costituzione e l’importanza della memoria della Resistenza raccontata anche da chi l’ha vissuta in prima persona”. La necessità, sottolineata da molti storici non di parte, era semmai quella contraria: e cioè di far conoscere anche le ombre della Resistenza, sottraendo i giovani ad una propaganda agiografica sulle gesta partigiane e spiegando loro che l’Italia visse una drammatica guerra civile con episodi di crudeltà ai danni dei vinti che si protrassero anche dopo la fine ufficiale del conflitto. Era necessario, semmai, separare finalmente l’ideologia dalla ricerca storiografica. L’accordo Miur-Anpi va nel senso esattamente contrario.