Gli insegnanti italiani? Anziani, precari e poco valorizzati, ma soddisfatti del proprio lavoro

Motivati malgrado stipendi che continuano a ritenere inadeguati. Insigniti di un ruolo di cui si sentono più che soddisfatti. Persuasi di riuscire a superare anche le prove professionali più ardue. Orgogliosi del fatto di riuscire a incentivare gli studenti anche nei contesti più difficili. Eppure, sempre convinti che l’insegnamento non sia valorizzato nella società. Questa la fotografia scattata sul mondo della scuola con l’indagine Talis dell’Ocse, resa nota a Parigi. E allora, secondo l’indagine, l’87% dei docenti italiani di scuola secondaria di I grado ha fiducia nelle proprie capacità di saper motivare gli studenti che hanno scarso interesse per le attività scolastiche, e il 98% sente di saper portare gli studenti a credere nelle loro capacità di raggiungere buoni risultati. E, più in generale, la grande maggioranza degli insegnanti italiani (94%) afferma che tutto sommato è soddisfatta del proprio lavoro. In contrasto con queste dichiarazioni, però, l’88% degli insegnanti italiani percepisce che l’insegnamento è scarsamente valorizzato nella società, un convincimento condiviso dal 92% dei nostri dirigenti scolastici. Un panorama diametralmente opposto a quello che si registra in Finlandia, Paesi Bassi, Singapore e Alberta (Canada), per esempio, dove una percentuale tra il 40-68% dei docenti sente che l’insegnamento è adeguatamente valutato e ottimizzato. Una percezione negativa, però, che sembra diminuire allorché aumenta la partecipazione degli insegnanti ai processi decisionali a livello di scuola.
Entrando poi nel dettaglio di cifre e termini percentuali, il report Ocse – basato su un’ampia indagine campionaria condotta nel 2013 – ci dice che oltre il 90% dei docenti apprezza la scuola in cui lavora, e che l’86,3% sostiene che, se potesse tornare indietro, sceglierebbe ancora di fare questo mestiere.
E ancora: dallo studio emergono anche altri “primati” italiani in ambito scolastico: siamo il Paese Ocse con gli insegnanti più anziani, con un’età media di 48,9 anni e oltre il 50% di over 50, dove gli insegnanti under 30 sono appena l’1%, e quelli under 40 il 16,7%. Con una situazione molto simile anche per quanto riguarda i presidi: con 57 anni di età media, l’Italia è seconda solo alla Corea (58,8) e a pari merito con il Giappone. Oltre l’85% dei presidi italiani ha più di 50 anni, e il 46,5% ne ha più di 60.
Infine, l’altro record negativo detenuto dal Bel Paese riguarda il precariato: secondo lo studio Ocse, allora, in Italia il 18,5% degli insegnanti di scuola primaria e secondaria sono con contratti a tempo determinato da un anno scolastico o meno. La percentuale è la quarta più elevata tra i Paesi membri dell’organizzazione, dopo Romania (25%), Cipro (20,1%) e Finlandia (19,2%), e a pari con il Cile. Anche se il dato, riporta sempre l’Ocse, è in lieve calo rispetto a cinque anni prima, quando i precari erano il 19,4%.