In un libro storia e segreti dei corpi scelti. Ma cosa accomuna Templari e Ss, giannizzeri e pretoriani?

Quale può essere il comune denominatore tra Templari e Ss, giannizzeri e carabinieri? L’interesse, enucleato e approfondito in Guardiani del potere di Fabio Mini (Il Mulino), un exursus secolare che rivisita percorsi, obbedienza, fronde, complotti e fedeltà che hanno motivato e caratterizzato i corpi scelti finalizzati alla sicurezza.Dotati di regole e sistemi strutturali diversi. Detentori della difesa del potere costituito: vere e proprie élite d’altri tempi, che affondano radici antropologiche e origini culturali nella storia antica. Una cavalcata saggistica tra l’antologico e il geo-politico, allora, quella proposta da Mini, che attraversa i secoli e le più disparate realtà e che, viaggiando per le epoche e i continenti, ricostruisce modalità, analogie e divergenze delle organizzazioni che hanno esercitato una grande influenza nella storia dell’umanità: dai pretoriani a Putin, passando per gli eunuchi imperiali dell’antica Cina, i gesuiti, i giannizzeri, le Ss, i carabinieri.
Un’operazione antologica ardita e sconfinata, di cui abbiamo parlato con il giornalista e scrittore Giuseppe Del Ninno. «È senz’altro degno di nota l’intenzione dell’autore di voler ripercorrere le tappe della storia sollevando il velo sulla nascita, lo sviluppo, le influenze passate e i riscontri odierni di alcune di queste strutture finalizzate alla sicurezza. Però poi gli arcana imperii sono fatti di tante altre cose: di sapienza e di potere bruto, e raramente le due cose vanno insieme. E allora, prosegue Del Ninno, «è di tutta evidenza che non si possono accomunare istituzioni, corpi, scuole, come i pretoriani, i Templari, o le guardie rosse, se non per due elementi fondanti: la difesa del potere costituito e la cura del segreto. Non solo nella tutela dei detentori del potere (tutela che poi spesso degenerava in auto-tutela, in prevaricazione, in pretesa di sostituirsi al potere stesso), ma nell’ottica di una cura di una conoscenza misteriosa volta alla trasmissione – soltanto all’interno di queste organizzazioni – di un sapere che era oggettivamente impossibile diffondere nel corpo della società nel suo complesso».
Il caso tipico dei Templari per esempio? «Certamente: un’organizzazione iniziatica che aveva una finalità di realizzazione spirituale per tutti gli adepti, e che naturalmente all’esterno poteva apparire come corpo separato, detentore di un potere politico ed economico. Ma, se si perde di vista quella che era la finalità più intima e originaria, si rischia di snaturare anche l’analisi storica che si vuole fare». Come a dire che quello che vale per i corpi speciali dei carabinieri, o in diverso modo per i pretoriani, o ancora per le guardie rosse o per gli esponenti del Kgb, non può valere per i Templari in particolare. «Esatto. E per certi versi anche per le Sa e per le Ss, dove questo aspetto di cura per la formazione spirituale degli adepti era molto spiccato. Ancora diverso, poi, il caso dei giannizzeri, che come noto provenivano dalle fila dei giovani, se non addirittura dei bambini rapiti nei villaggi cristiani, convertiti, educati alla religione islamica e ad una fanatica tutela del sultano. Quindi, come vede, l’elemento “segreto” è vero che accomuna i diversi corpi scelti, ma si è poi esplicitato in modalità molto diverse».
Forse più facilmente leggibile, allora, l’altro elemento comune che lei individua come filo conduttore nella variegata panoramica saggistica. «La difesa del potere costituito si spiega con una delle esigenze classiche del potere in tutti i tempi. Uno degli aspetti più interessanti del libro, a mio avviso, è dunque l’analisi che riguarda la ex Unione Sovietica, diventata poi Repubblica federale russa, in cui l’autore evidenzia una sorta di continuità nell’accesso al potere da parte dei vertici delle strutture di sicurezza (pensiamo a Beria, fino allo stesso Putin, passando per Andropov)… Sistemi di sicurezza che, come noto, sono molto potenti anche in Cina, cioè soprattutto laddove esiste un potere autocratico. È ovvio allora che in casi come questi appena citati l’aspetto interessante non è tanto quello sapienziale, esoterico, che non esiste, ma quello della continuità del potere. Una continuità che ha origine nel passato, certo, ma che arriva fino alle cronache dei nostri tempi (soprattutto nella persona di Putin)». Del resto, per venire a noi, molti segreti della prima Repubblica non hanno forse avuto origine dall’ostinata perseveranza a difendere il potere costituito? E poi, fatti e misfatti del nostro più recente passato non sono forse tuttora custoditi dai cosiddetti servizi segreti deviati?