Divorzio breve: si ridurranno i tempi dei “conflitti” sulla pelle dei bambini?

Il divorzio breve sta per diventare realtà anche in Italia. La commissione Giustizia della Camera dei deputati ha fatto il primo passo approvando il testo che rivoluziona i tempi per divorziare e già dal 26 maggio l’assemblea di Montecitorio sarà chiamata ad esprimersi. Il consenso su un passaggio certamente storico è molto ampio ed è possibile che il testo diventi legge dello Stato davvero in tempi brevi.

Il rapporto tra il divorzio e l’Italia è complesso e lungo, anche a causa della forte influenza cattolica nella politica e nella legislazione nostrana, ma questa volta sembra che l’allineamento ad altri paesi europei e occidentali sia a portata di mano. Sono passati 44 anni dall’introduzione del divorzio in Italia e 40 dal referendum che nel 1974 spaccò in due il Paese, finché non si è giunti ad una svolta profonda.

Se il testo approvato dalla commissione diventerà legge basteranno sei mesi di separazione consensuale per divorziare (partendo dalla data della domanda e non come adesso dalla data di omologazione, che tarda dai tre ai mesi), mentre se la separazione è stata giudiziale servirà un anno. I tempi si riducono molto, visto che attualmente servono tre anni in entrambi i casi, con strascichi giudiziari spesso paralizzanti per la giustizia e oneri cospicui per le coppie che si separano. La commissione alla fine ha tolto anche la previsione che impediva l’accorciamento dei tempi in caso di presenza di figli, ritenendo che questo sarebbe stato discriminante rispetto ad eventuali figli nati fuori dal matrimonio durante la separazione.

Il testo approvato è frutto di un lavoro bipartisan al quale hanno partecipato trasversalmente tutti i gruppi. I due relatori, Luca D’Alessandro di Forza Italia e Alessandra Moretti del Partito democratico, alla fine hanno trovato la quadra ed è auspicabile che il testo arrivi a destinazione per allentare la conflittualità delle coppie separate e per favorire la ricostruzione di una vita a chi subisce il trauma della separazione.

La novità assume un particolare valore anche perché c’è stata una rigida contrarietà da parte dei vescovi italiani, preoccupati che la velocità con cui sarà possibile divorziare contribuisca ad indebolire l’istituto della famiglia, preoccupazione comprensibile per la Chiesa, ma non sufficiente a rendere lungo un calvario che ormai riguarda milioni di italiani costretti a sospendere la propria vita per anni prima di poterla ricostruire. I più avvantaggiati dall’abbreviazione dei tempi potrebbero essere – secondo alcuni psicanalisti infantili – proprio i figli delle coppie separate, spesso al centro del conflitto tra i genitori nel corso della separazione, che vedrebbero così ridotto a soli sei mesi il tempo del conflitto e dei ricatti sulla loro pelle.