Quando Churchill disse nel 1945: «All’Italia mancherà una totale libertà politica»

La recente operazione “trasparenza” lanciata da Renzi  sui documenti riservati dei servizi relativi alle stragi  è l’ennesimo caso di televendita di aria fritta. La freddezza con cui storici e studiosi vari hanno accolto l’enfatico annuncio del premier la dice lunga sul valore, tutt’altro che rilevante sul piano storico politico, dell’iniziativa renziana. Dopo rottamatore e “riformatore”, Renzi si vorrebbe ora accreditarsi anche come colui che ha svelato i misteri italiani. Ma non è davvero il suo mestiere. Pensi piuttosto ai suoi amati tweet. Su quei documenti riservati, ha ricordato ad esempio Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera,  «hanno già lavorato molti studiosi e storici di professione». Gran parte di quelle carte, ricorda sempre Bianconi, sono state girate dalle varie commissinioni parlamentari d’inchiesta alle biblioteche di Camera e Senato. Dov’è dunque lo scoop? Questa volta i “geni” della comunicazione politica renziana hanno proprio fatto un buco nell’acqua. Dopo la maldestra iniziativa del premier, gli italiani ne sapranno quanto prima sulle vicende più buie della storia repubblicana.

L’ansia di verità ad ogni modo rimane, nonostante la sontuosa letteratura e l’abbondante filmografia sull’argomento. Tutto un ampio materiale di ricostruzioni, inchieste e analisi, certamente diverso negli approcci, nelle prospettive e nelle letture politiche, ma dal quale emerge un’idea ricorrente: le varie “manine” o “manone” che hanno alterato la vita democratica nazionale sono anche l’espressione della “sovranità limitata” dell’Italia dalla fine della guerra  in poi. Non si tratta di fare del complottismo, ma di esprimere una percezione che è diventata senso comune con il passare degli anni. E allora le risposte andrebbero cercate anche al di fuori dei confini nazionali; in attesa che prenda finalmente corpo il “grande racconto” segreto, o se vogliamo il  “grande affresco” in nero  dell’Italia repubblicana.

Al momento, a livello di pubblica opinione, ci sono solo frammenti di storie o segmenti di narrazione. Vale la pena ricordarne uno, prendendo anche spunto dalla ricorrenza del 25 aprile. Si tratta di alcuni brani tratti da una lettera che l’allora nunzio apostolico a Londra, monsignor William Godfrey, scrisse a una sua amica di famiglia, moglie a suo volta di un esponente del partito conservatore britannico. La missiva è datata 7 novembre  1945. Il prelato vi riferì il contenuto di un colloquio riservato avuto con Winston Churchill qualche giorno prima: «… Churchill ha risposto che l’Italia godrà di eccellenti condizioni di pace e che le sarà fornita una concreta assistenza per la ricostruzione».  Ma poche righe dopo monsignor Godfrey annota: «Una totale libertà politica è l’unica cosa che mancherà all’Italia. La Santa Sede dissentirà in parte da questa avvilente valutazione psicologica, che determinerà uno stato di discordia permanente e che provocherà la debolezza dei futuri governi italiani. Tuttavia, Churchill ha affermato che tale mossa è necessaria. Il fascismo e la sconfitta bellica, infatti, hanno causato una rovina tale da rendere impossibile che il popolo italiano goda della tranquillità necessaria alla ricostruzione morale e materiale del Paese utilizzando un’affidabile prassi democratica. Ci vorranno molti anni per raggiungere tale obiettivo». Se Renzi vuole fare davvero una cosa italiana, chieda la “descretazione” di altri archivi, custoditi all’estero. Se non se la sente, eviti almeno di fare il pavone con l’aria fritta.