“Lui è qui”. Il fantasma di Mussolini spunta a Villa Carpena. Fantasie? Sì, ma ora c’è un video…

Non è vero ma (loro) ci credono. E per dimostrarlo hanno prodotto una mole impressionante di materiale audio, video, foto, registrazioni computerizzate e software all’avanguardia nella tracciabilità di segnali impercettibili all’orecchio umano. I risultati di quell’indagine a Villa Carpena, svolta nell’agosto scorso da un gruppo di “ghosthunter” patavini in quella che fu la residenza della famiglia Mussolini, a giudizio dei “cacciatori” sono inequivocabili: lo spirito del Duce è ancora lì, s’è manifestato insieme con quello di donna Rachele, ma anche con segnali luminosi, sonori e fonti di calore superiori alla norma, come quella rilevata con i raggi infrarossi sulla moto appartenuta a Mussolini. Marmitta calda: come se Benito fosse appena tornato da un giro nelle campagne di Predappio…

Non è vero, ma chi vuole può crederci, sorridere, ironizzare. O magari guardare con attenzione quel video prodotto dai “Ghost Hunter” di Padova il 10 marzo scorso, non fosse altro che per l’interesse storico di un giro all’interno della villa che ospitò la famiglia del Duce e che ancora oggi rappresenta forse il museo più ricco di cimeli sulla figura del dittatore fascista che esista in Italia. Villa Mussolini, conosciuta durante il ventennio con il nome di Villa Carpena, si trova nel comune di Forlì (precisamente nel quartiere agricolo di San Martino in Strada), a pochi chilometri da Predappio, paese natale di Benito Mussolini. Qui, nel 1909,  il giovane Benito si recò a prendere la futura moglie Rachele Guidi per portarla con sè. La famiglia Mussolini la abitò per molti anni, tanto che Villa Carpena assunse un valore simbolico nel ventennio fascista. Dopo la caduta del fascismo (1943), villa Mussolini venne requisita ed occupata sino alla data del ritorno della salma del Duce a Predappio (1957). Da quel momento Donna Rachele tornò a vivere stabilmente “alla Carpena”, in condizione di indigenza, peraltro, come ben raccontato dal video, nella prima parte.

Gli “acchiappafantasmi”del team di Padova, tra il 25 e il 30 agosto scorso, avevano chiesto e ottenuto la possibilità di indagare sui fenomeni paranormali all’interno della villa, iniziando dallo specchio del salone sul quale, secondo alcuni, sarebbe rimasto impresso il volto di Benito Mussolini quando, alcuni anni fa, è stata collocata sul letto la sua divisa. L’indagine è stata effettuata in una data che riporta al 30 agosto 1957 quando, alle 12.10 a San Cassiano di Predappio, venne restituita, dopo 12 anni, a Donna Rachele, la salma del Duce, trovando, al suo capezzale, un picchetto d’onore. 

Il clou della ricerca è scattato di notte, come raccontano gli “acchiappafantasmi”, quando, a un certo punto, “sono stati avvertiti colpi provenire dai piani superiori, il rilevatore di campi elettromagnetici ha registrato una variazione nel corridoio del piano terra, folate di aria fredda ed un odore particolare sempre nel corridoio che porta nello studio del Duce”. Si è passati poi alla sistemazione delle telecamere nelle varie stanze, anche con uso di fotocamere digitali modificate ad infrarosso ed ultravioletto, termocamere, sessioni metafoniche mediante l’utilizzo di registratori digitali e riprese mediante videocamera “fullspectrum”. I “ricercatori”, quindi, hanno iniziato a porre domande all’entità presente, con risposte affidate a una piletta appoggiata sul tavolo, che – secondo i giovani ricercatori – ha più volte aumentato l’intensità della luce. «L’interazione con la piletta si è verificata soprattutto nella sala da pranzo ed una sola volta ai piedi della motocicletta del Duce posta nel corridoio del piano terra. Prima di tale interazione con la torcia, avevamo riscontrato alcune anomalie con la termocamera: sono state infatti rilevate fonti di calore vicino alla marmitta ed al manubrio della moto», dicono i “ghost”, che nel rapporto parlano anche di “profumo di sapone a scaglie” avvertito nella stanza di Annamaria Mussolini e odore di cibarie in cottura tra la cucina e la sala da pranzo del piano terra. «Durante l’indagine non sono mancati colpi e rumori di passi proveniente dai piani superiori», dicono ancora i ragazzi. Si tenta poi l’esperimento dello “spunto quantico”, per far emergere ricordi passati con la riproposizione di un discorso di Galeazzo Ciano. E anche qui c’è risposta sonora. L’indagine si conclude verso le due di notte, tra rumori, suoni e torce che danno segnali di vita. Lo sbobinamento delle registrazioni rivelerà ai “ghosthunter” anche tracce di discorsi non percepiti al momento, parole come “Mamma”, frasi come “A noi camerata”, “Vieni qua”, “Lui è qui”, parole che sarebbero state riconosciute dal contadino della villa come pronunciate con la voce di Rachele.

L’entità di Villa Carpena si congeda a notte fonda con un semplice “ciao”, tradendo il tradizionale “voi”. E questo un po’ insospettisce. Ma chiunque fosse quello spirito, frutto del vento, di insetti e roditori presenti o della semplice fantasia, di sicuro era rispettoso ed educatissimo. Almeno in questo molto, molto fascista.

 

)