La bulla di Bollate eroina in un videogame. L’allarme della Tamaro: «I ragazzi non distinguono più tra bene e male»

Adesso la “bulla di Bollate” è diventata anche un personaggio di un videogioco, uno di quelli dove vince chi picchia di più. La ragazzina di 15 anni che ai primi di febbraio ha aggedito una sua coetanea davanti a una scuola milanese e le cui “gesta” sono state messe prontamente in Rete, è entrata tra i personaggi più citati dagli adolescenti italiani sui Social network. Evidentemente chi ha riveduto e “corretto” il videogame Tekken, ha enfatizzato la vena goliardica per giustificare la scelta di dedicare un personaggio con le fattezze de “La Giovii”. Proprio su Facebook sono nati decine di gruppi a favore o contro l’adolescente lombarda. Pagine dove viene pesantemente insultata o “arruolata” scherzosamente come ideale campionessa di wrestilng e di altri sport da combattimento.

La notizia della nascita del videogame “celebrativo”, arriva nel giorno in cui Susanna Tamaro sulle colonne del Corriere della Sera lancia l’allarme sul deserto valoriale nel quale sono costretti a muoversi gli adolescenti italiani. «La sensazione che si prova frequentandoli, – scrive l’autrice di Va’ dove ti porta il cuore – è quella che cavalchino un’onda che li mantiene sempre sulla superficie della realtà. L’irrompere del mondo digitale, con la conseguente smaterializzazione dei sensi reali e il predominio del chiacchiericcio, lo sgretolarsi di quello che fino a trent’anni fa erano delle realtà educative – scuola, chiesa, famiglia – e l’imporsi di un mondo ormai drammaticamente femminilizzato – privo cioè di un qualsiasi principio di autorità, che li aiuti a portare lo sguardo al di là dell’orizzonte ovattato del sentimentalismo – rendono sempre più difficile immaginare una qualche forma di intervento». Secondo la Tamaro il degrado della società italiana si vede dalle piccole cose: «Il primo ambiente sociale ad accogliere i bambini sono i giardinetti, che spesso sono sporchi, trasandati, ricoperti di scritte». Inoltre, «aver cancellato la linea di demarcazione tra il bene e il male, trasformando quest’imprescindibile scelta in qualcosa di voluttuosamente relativo, ha contribuito fortemente a trascinare le giovani generazioni in questo stato di desolante degrado, privo di orizzonti». Appunto il videogame, per quanto goliardico, sull’autrice di un pestaggio è la didascalia più illuminante dell’allarme lanciato dalla scrittrice triestina che sollecita la classe politica italiana a intervenire. «Hanno bisogno soprattutto di uno Stato e di una politica che creda davvero nel loro futuro e si impegni, da subito, nelle cose più semplici, a partire dai giardinetti…»