Dal Viet Cong al fast food, è la rivincita Usa: McDonald’s apre a Saigon

Ho Chi Minh e Giap si staranno rivoltando nella tomba: prima Starbucks, poi McDonald’s nell’ex Saigon: gli sconfitti di 40 anni fa tornano da vincitori per colonizzare i palati del 90 milioni di vietnamiti. Fuggiti da Saigon quasi quarant’anni fa, gli americani infatti tornano nella città-simbolo della disfatta che fu la guerra del Vietnam con una formidabile arma: i loro hamburger più famosi, quelli di McDonald’s. La celebre catena ha aperto infatti il suo primo ristorante nel Paese (il 38° in Asia), in quella che oggi si chiama Ho Chi Minh City. Un’inaugurazione che giunge in scia alla presenza di altri celebri franchising a stelle e strisce, ma dall’indubbio simbolismo grazie alla notorietà del marchio. La clientela a cui punta l’azienda è l’emergente classe media di un Paese in costante crescita economica, con fame di globalizzazione ancor più per la presenza di un regime comunista – per quanto si sia gradualmente aperto al capitalismo straniero – che non tollera il dissenso. La maggioranza dei vietnamiti è nata dopo la fine del conflitto, che vede ormai come un evento distante e mitiga solo in parte il fascino della cultura pop americana. La posizione del celebre logo ad archi dorati e l’uomo scelto per il franchising di McDonald’s in Vietnam rendono l’evento ancora più carico di significati e incroci storici. Il fast-food (da 350 posti) si trova infatti in via Dien Bien Phu, la località dove nel 1954 la guerriglia comunista inflisse una storica sconfitta all’esercito francese conquistando di fatto l’indipendenza. La gestione del marchio nel Paese è inoltre stata data a Henry Nguyen, genero del primo ministro Nguyen Tan Dung, ma anche un vietnamita di ritorno dopo una vita trascorsa negli States. Fuggito da Saigon assieme alla famiglia dopo la conquista della città da parte dei vietcong, Nguyen ha avuto un debole per McDonald’s fin da quando consumò hamburger per due estati consecutive da adolescente negli Usa. Con in tasca due lauree americane di cui una ad Harvard, è tornato in Vietnam oltre dieci anni fa diventando un businessman di successo; ora porta con sé uno dei marchi simbolo del capitalismo americano. L’obiettivo – ambizioso – è di arrivare a 100 ristoranti in Vietnam entro un decennio. Altre grandi catene statunitensi sono presenti da tempo nel Paese: il pioniere assoluto fu il pollo fritto di KFC nel 1997, due anni dopo che Vietnam e Usa ebbero ristabilito piene relazioni diplomatiche. Gli altri marchi già sul mercato vietnamita – Burger King, Pizza Hut, da poco Starbucks – sono comunque tutti arrivati negli ultimi cinque anni, e hanno una presenza meno capillare rispetto a quella di simili catene nazionali o di altri Paesi asiatici. Al di là dei ritorni gastronomici, è comunque un fatto che i due ex nemici ora si cercano con molta più insistenza, ancor più dopo il patto di cooperazione militare firmato nel 2011. Preoccupato dalle ambizioni di Pechino nel Mar cinese meridionale, dove l’ingombrante vicino viene percepito come un prepotente bullo di quartiere, il Vietnam è interessato all’ombrello di sicurezza che solo la Marina americana può fornire. Da parte loro, gli Stati Uniti ambiscono a mantenere una forte presenza nella regione in funzione di contenimento del gigante cinese. Da oggi, hanno un’arma in più.