L’ultimo libro di Malgieri “Lessico inattuale”. Quarantadue voci tra conservazione e futuro

Il linguaggio in politica è tutto. Non la comunicazione, attenzione. Ma proprio la scelta delle parole, il discorso, soprattutto quello che evoca e determina analogie. È li che si fonda quell’azione metapolitica cui in tanti a destra non hanno ancora rinunciato. Tra questi Gennaro Malgieri, giornalista, scrittore, già direttore del Secolo e della rivista Percorsi, che nel suo ultimo libro, Lessico inattuale (Minerva edizioni), si definisce “un conservatore davanti al pensiero unico”. E presentando a Roma il suo testo – in un dibattito a più voci con Francesco Accolla, Simonetta Bartolini e Giuseppe Del Ninno – Malgieri si è soffermato sulla parola che forse risulta la più inattuale, a volte in modo persino urticante: conservatore. Il conservatore “possiede il senso della storia a differenza del progressista e del reazionario, che neppure si pone il problema di ciò che merita di essere salvaguardato…”. La conservazione ha a che fare più con la memoria e con la tradizione che con la politica, almeno nell’accezione che l’autore dà a questa parola polisemica. Il conservatorismo prima ancora che una dottrina politica è una forma mentis, un atteggiamento dinanzi al mondo e alla vita che non impedisce di coglierne i guizzi innovativi e creativi.

Il lessico proposto nel libro tocca un ventaglio molto ampio di temi che stanno dentro una modernità problematica, ma che vengono visti e interrogati senza l’urgenza della cronaca e senza il bisogno di etichettare in un vetusto recinto politico questa o quell’altra tendenza. E’ il taglio dell’analisi a determinare altre, e superiori, dicotomie. C’è la voce Gossip (“la cultura del sospetto è diventata legittima come in un romanzo di Orwell”) e c’è la voce Bellezza (riconoscere nel pensiero e nell’arte il cammino dello spirito), che è un po’ il contrario della volgarità dei “trafugatori di privacy”. C’è la voce Internet e c’è la voce Monachesimo, c’è la voce Partiti e c’è la voce Patriottismo. C’è la voce Europa (e del resto il rimpianto e la testimonianza della cultura della vecchia Europa è una voce che percorre tutte le pagine di questo Lessico) e c’è la voce Migranti, modulata secondo un punto di vista che non è appunto quello della destra reazionaria o populista ma quello realista e privo di pregiudizi di un “conservatore inattuale”: «L’immigrazione non è una questione di ordine pubblico. In un mondo che conta poco più di sei miliardi di persone non è possibile individuare “nemici” in base alla provenienza e considerarli come “intrusi”. I migranti sono cittadini di un pianeta la cui geografia muta rapidamente e, di conseguenza, i costumi e i modi di pensare si integrano e si allontanano creando difformità talvolta difficilmente decifrabili». Anche in questo caso il monito è uno solo: è il pensiero unico che ci vuole irreggimentare, o di qua o di là, o a destra o a sinistra, dettare le parole d’ordine, convincerci che tutto è prevedibile e che gli schemi non si infrangono mai. Il pensiero inattuale, invece, ci obbliga a contemplare le sfumature.