Lo smog avvolge il cielo sopra Pechino: e le autorità cinesi sequestrano i barbecue…

Una nube di smog avvolge il cielo sopra Pechino. E sopra Nachino. E sopra Shangai. L’atmosfera è spettrale e il rischio che si corre respirando l’aria tossica in giro per le strade delle metropoli cinesi, letale. L’ambasciata americana informa ogni ora con un tweet sulla qualità atmosferica, arrivata a indici iperbolici che superano vertiginosamente i limiti di tollerabilità.  Infatti, se per i parametri fissati dall’Organizzazione mondiale per la Sanità (Oms) non bisognerebbe vivere in contesti urbani che superino il livello 20, nei giorni scorsi – e ormai da moltissimo tempo – Pechino registrava tassi di smog e di irrespirabilità che oltrepassavano pericolosamente la soglia convenzionalmente stabilita, e di diverse centinaia di unità. Un primato, quello dell’inquinamento atmosferico cinese, conseguito alla ricerca di altri record e che, come riportato dal Corriere della sera, ha costretto il primo ministro Li Keqiang a dichiarare già nel marzo scorso: «Non dobbiamo più inseguire la crescita industriale a spese dell’ambiente, perché non è buono essere poveri in una natura meravigliosa, ma non è buono neanche essere ricchi in un ecosistema degradato. E in definitiva respiriamo tutti la stessa aria, poveri, ricchi e governanti». Il che suona un po’ come una delle massime lapalissiane sdoganate nei lontani anni Ottanta dal buon Catalano nel salotto arboriano di Quelli della notte, ma come tutti i luoghi comuni, anche questa semplicistica affermazione è vera quanto scontata. Così, tanto per rimanere nell’ambito delle (involontariamente) ironiche dissertazioni sul tema, le autorità del governo cinese preposte alla tutela dell’ambiente hanno immediatamente preso provvedimenti e messo in atto diverse misure mirate a ridurre le emissioni nocive e a migliorare la qualità dell’aria. Così, mentre solo pochi giorni fa a Nanjing, le modelle sfilavano con un inedito accessorio come la mascherina anti-smog, nella periferia di Pechino venivano sequestrati dai giardinetti (sintetici?) i barbecue: del resto, è dalle piccole cose che si comincia, e anche nei fumi di hamburger e hot dog potrebbe annidarsi il rischio di polveri sottili e particelle cancerogene… Certo ce ne vorranno di iniziative, a parte il rastrellamento a tappeto dei cortiletti di Pechino, per affrontare la minaccia alla salute, messa a dura prova dal dato fuori scala rilevato dalla stazione di misurazione della qualità dell’aria sul tetto dell’ambasciata Usa in città, che misura appunto la quantità di PM 2,5 (polveri sottili con diametro fino a 2,5 micrometri, cioè 0,0000025 metri, per metro cubo) e ne concretizza la presenza con un indice che si chiama AQI (Air Quality Index). Le PM 2,5 sono polveri estremamente piccole, e se inalate possono causare danni al nostro sistema respiratorio. Dunque, al di là di trigonometriche relazioni atmosferiche, e di improvvisate reazioni sul campo, più semplicemente va ricordata la lapidaria sentenza storica emessa dall’Oms: l’aria inquinata è cancerogena. E a poco vale indossare le mascherine o bandire i barbecue…