Un batterio che fa il diesel e uno che mangia la plastica: da Bologna i progetti per la chimica verde

Il diesel per le nostre automobili? In futuro potrà essere prodotto dal batterio della dissenteria. E alcuni tipi di microrganismi, creati appositamente in laboratorio, saranno in grado di aiutare l’ambiente “divorando” la plastica presente nelle discariche o sui fondali marini. Non sono scenari da fantascienza, ma solo alcuni dei progetti presentati all’università Alma Mater Studiorum di Bologna, nel corso di Energythink, iniziativa promossa da Eni e Legambiente, giunta alla sesta edizione. Una conferenza che ha visto l’impegno dell’ateneo felsineo e che ha coinvolto i migliori ricercatori della comunità scientifica internazionale e le imprese leader nella ricerca applicata. «La Chimica verde? Non è un ossimoro», ha spiegato Daniele Ferrari, amministratore delegato di Versalis, società del gruppo Eni e leader nel settore della chimica italiana. «Le associazioni ambientaliste ci danno uno stimolo per migliorare, vediamo un mondo da una prospettiva diversa che è utile per stimolare innovazione e iniziative nuove». Tra queste spicca il progetto Matrica per la trasformazione di un vecchio stabilimento petrolchimico a Porto Torres, in Sardegna in una raffineria integrata col territorio che produce prodotti sostenibili. Un investimento poderoso, in un terra che, mai come adesso, ha bisogno di essere rilanciata.  «I primi due impianti – ha annunciato Ferrari – saranno operativi nel primo trimestre del prossimo anno. Si tratta di un investimento complessivo di oltre 500 milioni di euro solo per la parte chimica, cifra che arriva a 1,2 miliardi con le opere di bonifica e le centrali a biomasse».

Nel corso della conferenza internazionale, organizzata dalla società di comunicazione Minimega, sono stati prospettati alcuni scenari della green economy, così come prospettata dalla conferenza di Rio+20 per uno sviluppo sostenibile del pianeta. Tra i relatori, Gregory Stephanopoulos, docente di ingegneria chimica del Mit di Boston, che ha fatto il punto sulle applicazioni della ingegneria metabolica e sulla sua applicazioni nella produzione di carburanti. Tra i progetti in fase più avanzata, quello sul batterio della Escherichia coli che, geneticamente modificato, sarà in grado di produrre in combinazione con gli zuccheri, un carburante chimicamente identico ai dieci tipi di gasolio attualmente sul mercato. Tra le iniziative più suggestive, il progetto europeo “Bioclean”, con 19 partner coinvolti in tutto il mondo, coordinato dal professore di biotecnologia industriale e ambientale dell’Università di Bologna, Fabio Fava. Funghi o batteri “mangia plastica”, in grado di degradare un materiale organico che si trova in discariche, siti marini o terrestri inquinati. «L’idea è quella di sviluppare un processo biotecnologico per degradare rifiuti plastici – ha detto Fava – creando dei reattori dove la plastica possa essere degradata e frammentarla in modo mirato per avere molecole da riutilizzare. Un altro obiettivo poi è quello di stimolare con questi microorganismi i processi di degradazione in mare, in modo del tutto naturale». Nel segno di un futuro basato su fonti energetiche, pulite, economiche e non esauribili.