Vietnam, il regime “usa” le esequie di Giap per rilanciare la dittatura comunista

Il Vietnam è una delle ultime dittature comuniste sopravvissute al mondo, insieme a Corea del Nord, Cuba, la Cina. Dopo la “vittoria” sugli americani, il Vietnam ha instaurato un regime che ancora oggi si autodefinisce marxista-leninista. Il Partito comunista di fatto gestisce tutto il potere. E uno dei “padri della patria” vietnamiti è stato certamente Vo Nguyen Giap, di cui in questi giorni si sta celebrando il complicato e pomposo cerimoniale funebre. Giap è il generale, spentosi l’altro giorno a 102 anni, che ha combattuto alla testa dei vietminh prima contro i francesi e poi contro gli americani, nonché contro il suo stesso popolo del Sud, riunificando forzosamente un Paese diviso tra gli oppositori al comunismo e i comunisti foraggiati da Cina e Urss. Tutta la nomenklatura del Partito comunista vietnamita è presente alla “Sala nazionale dei funerali” nella capitale Hanoi, per il servizio funebre solenne. Sulla bara di Giap, avvolta nella bandiera vietnamita, campeggia un suo ritratto in uniforme. La tv contribuisce all’atmosfera solenne trasmettendo musica patriottica e documentari storici. La posizione di Giap nell’olimpo rivoluzionario – secondo solo al fondatore del partito Ho Chi Minh nell’immaginario collettivo – è dovuta al suo ruolo nelle guerre che portarono prima la Francia e poi gli Usa a ritirarsi da un Paese che Parigi colonizzò nella seconda metà dell’Ottocento. L’effettivo ruolo avuto da Giap in particolare nelle fasi decisive del conflitto contro gli americani è ancora materia di discussione per gli storici, ma il genio logistico del generale – descritto come uno spietato pianificatore – è stato riconosciuto anche dai suoi nemici. Di fronte alla superiorità militare di essi, Giap teorizzò la resistenza a oltranza contando sulla capacità di sfiancare la volontà del nemico in una guerra di logoramento. In un Paese dove sale lo scontento per la corruzione della classe dirigente marxista e le crescenti disuguaglianze, il “Napoleone rosso” era ascoltato come una figura ispiratrice. Il pomposo funerale è da vedere anche come un tentativo di inquadrare la popolarità di Giap a beneficio della legittimità del regime. Regime che proprio un mese fa ha ripreso le esecuzioni capitali, regime che dopo processi-farsa con giurie con membri tutti del partito comunista incarcera per anni i cyber-dissidenti, ossia intellettuali e blogger che hanno la colpa di criticare il decadente regime. Il Vietnam è al secondo posto al mondo per la repressione dei dissidenti, dopo la Cina. Giap è molto amato in Vietnam perché nel 1978 favorì l’invasione della Cambogia deponendo ne il sanguinario dittatore Pol Pot, temendo una sua influenza negativa sul Vietnam, e perché l’anno successivo resisté a una fulminea innovazione della Cina, che durò solo due settimane, effettuata probabilmente come ritorsione per l’interferenza di Hanoi nella situazione politica della Cambogia, grande protetta di Pechino. Giap in ogni caso rimane un’icona del comunismo mondiale e soprattutto asiatico: amico di Mao Tse Tung, di Ho Chi Min, di Fidel Castro e anche di Hugo Chavez che recentemente venne a omaggiarlo, viene considerato, almeno da una parte dei vietnamiti, come un eroe nazionale, il cui culto della personalità viene oggi enfatizzato dal regime che si dibatte in serie difficoltà economiche e sociali.