Usa, arriva Iron Man, il soldato bionico. Ma l’esperienza insegna che serve a poco…

Se ne parla da anni, ma adesso Iron Man, il primo guerriero veramente bionico, potrebbe arrivare tra meno di un anno. Il Comando delle Forze Speciali americane ha aperto una gara tra aziende della difesa, università e laboratori del governo per la produzione di un’armatura hi-tech destinata a soldati d’élite e armata di arti bionici, esoscheletro a prova di proiettili e schegge, batteria per l’auto-alimentazione e un sistema di caricamento dati ricevuti da droni e proiettati su un display trasparente montato all’interno dell’elmo. Lo hanno battezzato Iron Man, dal personaggio di Marvel Comics Tony Stark, l’industriale che diventa supereroe grazie a una corazza totale munita di razzi e alimentata autonomamente. Tra l’altro, gli americani in questo genere di cose sono stati sempre all’avanguardia, perché destinano una quota significativa del Pil nazionale alla ricerca scientifica militare. Per esempio, chi lo sapeva che durante la guerra del Vietnam (finita nel 1975) gli americani già avevano i rilevatori di calore, ossia quegli apparecchi che potevano vedere se nella giungla c’era un essere umano? Nessun contratto è ancora stato firmato e il Pentagono sta ancora selezionando le idee. Ma l’obiettivo è chiarissimo: affidandosi a micro-motori, l’esoscheletro, la struttura cibernetica esterna, permetterebbe al soldato di correre e saltare senza fatica pur portandosi addosso un carico di decine di chili. Exoskeleton XOS 2 di Raytheon ad esempio può sollevare 77 chili con uno sforzo percepito dal soldato che lo indossa pari a 4,5 chili. Almeno in teoria, poi, questo cybersoldato sarebbe in grado di curarsi da solo le ferite sul campo applicando tourniquet gonfiabili (lacci emostatici) nel raro evento che l’indistruttibilità dell’armatura venisse violata. A bordo della nuova corazza dovrebbero esserci anche scorte di ossigeno in caso di attacco ai gas, un sistema di raffreddamento per mantenere la temperaura a livelli accettabili e una serie di sensori per trasmettere ai quartier generali i segnali vitali del combattente. «Vogliono una corazza alla Iron Man: sono stati chiarissimi», ha riferito al Los Angeles Times Adarsh Ayar, un ingegnere di Bae Systems, uno dei colossi contattati per lavorare sul tipo di armatura chiesta dalle Forze Speciali. Anche il nome ufficiale del progetto è un omaggio a Iron Man: si chiama “Tactical assault lihght operator suit”, ossia Talos, il guerriero gigante di bronzo della mitologia greca che difese, non sempre con successo, l’isola di Creta dagli invasori. Non tutti gli esperti di cose militari sono convinti d’altra parte che i soldi per Talos sarebbero spesi bene. C’è chi sostiene che l’iniziativa non ha imparato la lezione dell’ultima decina di anni in cui soldati Usa, pur essendo equipaggiati con tecnologie di avanguardia e armi ben più avanzate di quelle dei loro nemici, sono stati tenuti in scacco in Iraq e Afghanistan (in Serbia neanche hanno avuto il coraggio di andare). «Quando le forze armate americane sono entrate nella guerra al terrorismo erano infatuate dalla tecnologia e pensavano che questo era il modo di vincere», ha detto ad esempio Andrew Bacevich, un colonnello in pensione che insegna alla Boston University: «L’esperienza di quel periodo dovrebbe aver distrutto questo tipo di aspettative, ma questo progetto suggerisce che non è vero».