«Tagli alla sanità? Sarebbe un ulteriore colpo alla prevenzione dei tumori al seno»

A volte due coincidenze fanno una prova. Negli stessi giorni in cui nei Palazzi della politica si battagliava sui tagli agli investimenti nella sanità, a Roma i massimi esperti europei nella prevenzione e nella cura delle malattie del seno duellavano a colpi di proposte, soluzioni e dettagli tecnologici sul fronte della diagnostica e dello screening del tumore alla mammella. Ne è venuta fuori la “prova” che è possibile migliorare i servizi sanitari offerti al paziente, sia nel pubblico che nel privato, contenendo i costi sociali proprio grazie all’innovazione tecnologica con il minore impatto possibile di esposizione ai raggi e la massima precisione delle immagini acquisite. Il congresso internazionale annuale dell’Eusobi (European society of breast imaging), svoltosi al Crown Plaza Hotel di Roma lo scorso fine settimana, è servito a fare il punto sulle principali novità introdotte dalla General Electric Healtcare e da altre aziende del settore nell’ambito della diagnostica mammografica. Un settore che vede nella capacità “leggere” il futuro delle malattie con i più moderni ritrovati della tecnologia, un punto cardine per l’attività di prevenzione, non aiutata certamente dalle politiche di spending review che si abbattono puntualmente sulla sanità. «Ogni anno, nel mondo, a più di 1,2 milioni di persone viene diagnosticato un cancro al seno, e in Italia sono 40.000 le donne che si ammalano ogni anno di questa patologia» sono i dati forniti da Marco Campione, presidente GE Healthcare Italia, che non può esimersi da una riflessione sulla contrazione degli investimenti nel settore pubblico. «Un sistema sanitario efficiente non può prescindere dall’impiego ed aggiornamento di apparecchiature medicali e diagnostiche allo stato dell’arte. Investire in innovazione tecnologica ed efficienza di apparecchiature ed infrastrutture è il genere di spesa benefica che si ripaga in termini di produttività e qualità del servizio, innescando un ciclo virtuoso che in progressione porta alla contrazione di spesa per taglio degli sprechi di risorse». Ecco perché Luca Giulio, Strategic Product Manager Mammography di Ge Healthcare, saluta con soddisfazione l’avvio di progetti regionali per abbassare lo screening sulle malattie al seno a donne di età inferiore ai 45 anni. «Più tecnologia significa anche meno costi e maggiore prevenzione, maggiore accessiblità e capacità di migliorare “sensitività” e “specificità” della diagnosi precoce», spiega Giulio, che parla con orgoglio delle ultime novità in casa GEe: SenoClaire, l’ultima generazione di tomosintesi per il seno, progettata con una tecnologia di imaging 3D che utilizza una dose radiante molto bassa (circa la metà di una mammografia digitale bidimensionale), mantenendo inalterata al tempo stesso la qualità d’immagine e la rapidità di acquisizione dei dati. «Nel secondo semestre 2013 sono previste circa 100 installazioni in Europa, di cui 20 in Italia», spiega ancora Giulio, citando l’altro fiore all’occhiello presentato a Roma: la tecnologia di “SenoBright Contrast Enhanced Spectral Mammography “, una mammografia per la prima volta effettuata con mezzi di contrasto. «In Italia, rispetto al resto dei principali paesi europei, esistono troppe apparecchiature obsolete, con bassa efficienza, ridotto profilo di sicurezza e male o poco utilizzate», spiega ancora il presidente Campione. «Un sistema sanitario nazionale che dimostra una mancata capacità di recepimento dell’innovazione è destinato al decadimento e ad abdicare al privato», conclude Campione.