Lo scrittore egiziano, la libraia marocchina e la blogger tunisina: «Vi raccontiamo la nostra primavera»

«La primavera araba? Non ha dato i frutti sperati, ma c’è speranza per una nuova stagione, soprattutto grazie ai giovani». Lo scrittore egiziano, la regista marocchina e la blogger tunisina sono d’accordo.  A Cosenza, a margine della VII edizione del premio Cultura Mediterranea promosso dalla Fondazione Carical, la cerimonia di premiazione per i tre intellettuali è diventata l’occasione per fare il punto su quel che resta «di una stagione di speranza per il Medioriente». Ne è convinta Leena Ben Mhenni, classe 1983, giornalista, blogger e scrittrice, diventata una delle protagoniste della rivoluzione tunisina. Attraverso il suo blog migliaia di giovani hanno denunciato a gran voce il regime di Ben Ali, contribuendo alla sua caduta. «La mia vita da blogger a Tunisi? Non è facile: ho dovuto espormi con il mio blog “A Tunisian girl” per far sapere che esistevo, che non ero finta, che non ero uno studente del Texas. Perché sul web è capitato anche questo: gente che millantava. Ho dovuto mostrarmi con un volto, con un nome e cognome perché dimostrare che dietro le denunce c’era una persona in carne e ossa. Ma questo mi è costato minacce e intimidazioni. Sono costretta ad essere scortata. Per il futuro del mio Paese? C’è ancora tanto da fare. Nel mio piccolo, io cerco di fare quello che devo».

L’arma della parola o della cultura, secondo Jamila Hassoune è potentissima. La scrittrice marocchina è talmente convinta di ciò da avere inventato una biblioteca itinerante per il Marocco. «Dal 2006 ho creato la Carovana del libro portando i libri alle popolazioni del deserto, che non hanno occasione per leggere». Popolazioni che spesso non hanno acqua, cibo ed energia elettrica. «Perché portare loro i libri anziché i generi di prima necessità? Me lo chiese un politico marocchino la prima volta che gli esposi il mio progetto. Ai beni di prima necessità dovete pensare voi politici. Io sono una libraia porto i libri». Una idea tanto folle quanto geniale: «Hollywood vorrebbe girare un film sulla mia storia. A me interessa che si parli del mio Paese. Un popolo che legge è un popolo libero. Un libro rende liberi e se ci fossero più lettori, ci sarebbero meno sudditi». Crede nella potenza dei libri anche  Ahmed Mourad, ex fotografo personale di Mubarak,  che del regime ha raccontato le pagine meno note e più squallide con lo strumento della narrativa di genere. «Ho scelto il thriller (Vertigo, edito in Italia da Marsilio, romanzo di denuncia sulla corruzione delle classi dirigenti egiziane è diventato un best seller in tutto il mondo arabo). Mourad racconta una realtà più drammatica della situazione del Cairo. «La primavera egiziana? È stata una primavera artificiale. E mi riferisco alla prima occasione in cui gli egiziani sono scesi in piazza, sobillati più che convinti. Le ultime proteste sono state più genuine, ma il cammino verso la democrazia è ancora lungo. Per tutti».