Le mamme sempre più connesse. Èd è boom di “tentate diagnosi” con fonti incerte sul web…

Le utenti più social degli uomini? Decisamente. Twittano di più, aggiornano costantemente i loro blog e profili fb, interagendo e utilizzando al massimo i network e i forum dove sono presenti. Un dibattito aperto che si aggiorna ciclicamente sulla base di stime e raffronti che allargano il campo anche ad altri Paesi, e che ipotizza anche che le donne sarebbero più presenti degli uomini non solo a livello quantitativo, ma anche in termini di contenuti affrontati o ricercati. Una teoria in parte suffragata oggi anche da un’indagine condotta dalla Società Italiana di Pediatria (Sip), diffusa in occasione della presentazione del canale Salute&Benessere Bambini dell’Ansa che, nel confermare a suon di dati e percentuali un trend rosa, rivela anche un inedito volto delle navigatrici, pionieristicamente in cerca di nuovi territori da perlustrare e di tesori informativi da acquisire virtualmente. Dunque, secondo il report, le mamme italiane sono sempre più sul web, connesse in rete alla ricerca di notizie sulla salute dei figli e di siti specializzati e accreditati. Di più: entrando nel merito numerico dell’indagine, si apprende che in tutto sono 135 milioni le donne europee che usano abitualmente la rete, e che il tempo medio trascorso online è pari a 11,2 ore a settimana. E ancora: sul primo gradino del podio delle più connesse svettano le norvegesi (83%), ma le nostre connazionali si classificano come le internaute con il più alto tasso di crescita di utilizzo della rete (+25% dal 2008 al 2010). Eppure, nella diversità della mappa geo-social stilata dal lavoro statistico, figura un comune denominatore tra le donne che si collegano in Rete: ed è il motivo che le spinge a intraprendere viaggi informatici dalla piattaforma globale, rappresentato principalmente dalla salute dei bambini, al primo posto delle ricerche per il 56% del campione. In Italia, in particolare, dove si registra un vero e proprio boom di donne connesse, su 23 milioni di navigatori, 11 sono donne, e tra queste tante sono mamme alla ricerca di informazioni e consigli online, come testimonia un approfondimento della ricerca sul campione italiano costituito da circa 2.770 donne. Ben il 72% ha fatto ricorso ai media per cercare risposte, e la salute dei bambini (40%) e la gravidanza (24%) totalizzano il primo posto tra le voci più ricercate, affermando la divulgazione di un esperanto informatico, come se il Verbo virtuale fosse in grado di fornire le risposte più adeguate ai quesiti posti on line. Una ricerca teorica tradotta sempre più spesso in una pratica di acquisizione dati aggiornata alla molteplicità delle possibilità espressive del linguaggio informatico, e declinata alla proliferazione dei canali informativi censita negli ultimi 10 anni. L’unica differenza in materia è data dall’età del figlio a proposito del quale si ricercano informazioni e consigli. E allora, durante la gravidanza le mamme ricercano on line notizie in tutti i formati (testo, audio, video) per prepararsi al meglio. L’attenzione si mantiene alta nei primi mesi di vita del bambino e tocca la punta massima al momento dello svezzamento. Dopo i due anni invece, data per scontata una certa dimestichezza nella navigazione sul web, le mamme internaute acquisiscono la consapevolezza che essere “molto informata” è ben diverso dall’essere “bene informata”. Prevale quindi la consultazione di fonti attendibili, note o imparziali, che non sempre è facile reperire sul web. Il che, non solo apre una finestra di dialogo sullo sconfinato panorama della sicurezza delle notizie diffuse in Rete, ma anche un inquietante squarcio su quella che è la relazione tra genitori e possibili referenti, (medici, amici o parenti che siano), e ancor di più, sul rapporto invasivo e pervasivo vissuto con i media. Insomma, sicuramente temi quali l’alimentazione dei più piccoli, le vaccinazioni, l’ambiente e le possibili relazioni sullo stato di salute dei bambini possono offrire lo spunto per una navigazione consultiva virtuale, ma per le risposte non sarebbe meglio disertare i blog, ammutinare il web e seguire la rotta tradizionale, consultando magari la comunità medica più che una community?