Gli italiani sono ricchi, anzi no: e spunta un paradossale derby sui “benestanti” d’Europa

In Italia si è convinti da tempo di far parte della serie B d’Europa e si guarda con un po’ d’invidia alla locomotiva tedesca che traina l’economia del continente e con Angela Merkel lancia diktat anche politici ai paesi mediterranei i cui conti pubblici sono un po’ disastrati. Ma se il benessere dei paesi lo si valuta pensando al benessere dei cittadini e delle famiglie anziché con i macro-numeri della finanza si scopre che alla fine siamo messi molto meglio dei tedeschi. A parlare sono le statistiche sulla ricchezza pro-capite e una serie di indicatori da cui emerge che la Germania non è per niente l’Eldorado d’Europa per chi ci vive.

Cominciamo con i dati sulla ricchezza. A snocciolarli è il “Global wealth report”, rapporto sulla ricchezza globale realizzato dall’autorevole “Crédit Suisse”. Gli italiani sono i tredicesimi più ricchi al mondo, di parecchie posizioni avanti ai tedeschi. Prima ci sono paesi dove per ragioni fiscali vanno a vivere i ricchi del pianeta, quali Svizzera o Lussemburgo, o paesi molto diversi per conformazione o per densità di popolazione, come l’Australia e la Norvegia. Tra i paesi simili ci sopravanzano Francia e Gran Bretagna, ma comunque gli italiani risultano essere tra i più ricchi al mondo.

In particolare ogni famiglia nostrana avrebbe in media un patrimonio di 241.000 dollari e ogni cittadino può contare su una ricchezza personale di 51.600 dollari. Letto così potrebbe sembrare che in Italia tutto va bene e che le famiglie vivono nella ricchezza. In realtà ci sono due dettagli che rendono tutto più difficile. Il primo è che quando si dice “in media” ci si espone a quella strana legge della statistica secondo la quale se c’è una persona che mangia due piatti di pasta ed una che digiuna entrambe hanno mangiato un piatto di pasta a testa. Quindi la media nasconde in Italia uno squilibrio fra cittadini ricchi (magari diventati tali grazie ai 60 miliardi di euro all’anno che vanno via in corruzione o ai 120 miliardi all’anno di evasione fiscale) e famiglie che vivono di lavoro dipendente ed hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. L’altro limite della ricchezza italiana è che è stata immobilizzata in gran parte in immobili, per cui l’80% delle famiglie vive in casa di proprietà, ma avendo investito tutto sul mattone il resto della vita è dura da far quadrare economicamente.

Detto questo a farci vivere meglio dei tedeschi non è solo la ricchezza pro-capite e quella familiare. Secondo uno studio recentemente pubblicato dal Sole 24 Ore i tedeschi cominciano ad avere seri problemi su molti fronti. Uno di questi è l’esportazione degli anziani a causa degli alti costi per l’assistenza. Una casa per anziani non autosufficienti costa 3.250 euro al mese, così le famiglie si sono attrezzate e portano i loro nonni in strutture della Polonia o della Slovacchia dove il costo è meno della metà.

I salari dal 2000 al 2012 non solo non sono cresciuti, ma addirittura sono calati dell’1,8%. I tedeschi sono poi i più grassi d’Europa secondo la classifica dell’indice di massa corporea, con gravi rischi per la salute, mentre gli Italiani sono al 73% posto al mondo, quindi in ottima forma fisica. A questo va aggiunto che un quarto dei dipendenti tedeschi ha un contratto di mini-job da 450 euro al mese, vivendo in una precariato molto poco soddisfacente.

E per concludere i dati dicono che i tedeschi fanno molto i duri e i presuntuosi con gli altri partner europei, ma vivono grazie a loro. L’economia teutonica, infatti, si regge sulle esportazioni all’interno dell’Unione europea, grazie alle quali il saldo commerciale è di 200 miliardi di euro all’anno. In pratica se non ci fossero i paesi criticati dai tedeschi la ricchezza della Germania evaporerebbe in breve tempo.

Un insieme di numeri e cifre, dunque, che dimostra che la locomotiva d’Europa traina i freddi numeri della burocrazia comunitaria, ma non traina la qualità della vita dei suoi cittadini e delle sue famiglie.