Australia: risorge il mito di Ned Kelly, il fuorilegge del bush

I fuorilegge della frontiera hanno sempre colpito l’immaginazione di un popolo: anche se banditi, guai a toccarne la memoria. Così gli americani si tengono caro Jesse James, gli inglesi Robin Hood, i francesi magari Landru, noi italiani forse il brigante Musolino. Gli australiani, popolo con storia recente, hanno carissimo il bandito Ned Kelly, un fuorilegge di origine irlandese vissuto tra il 1855 e il 1880 e morto tragicamente, impiccato dopo una leggendaria sparatoria con la polizia. Adesso, una lettera di 133 anni fa ha creato emozione in Australia, disseppellendo una delle vicende più celebri e studiate e in parte ancora avvolta dalla leggenda, della storia nazionale. La lettera tornata alla luce è il primo resoconto di un testimone civile che assisté all’epica ultima battaglia del leggendario brigante irlandese-australiano, che si proteggeva con una corazza in ferro, e della sua banda nel villaggio di Glenrowan, nel nordest del Victoria, il 28 giugno 1880. Nel lungo scontro a fuoco con la polizia Kelly fu centrato da 20 colpi ma sopravvisse grazie alla corazza che aveva forgiato personalmente da lame di aratro. Fu infine catturato e a soli 25 o 26 anni fu condannato per l’uccisione di tre poliziotti oltre a numerose rapine a banche, e impiccato.

Un giovane impiegato di banca, Donald Sutherland, omonimo del grande attore, assisté alla cattura e nella lettera ai genitori in Scozia descrisse la sparatoria. La lettera passò ai discendenti di Sutherland in Scozia, poi in Inghilterra e in Canada, e la famiglia ha ora deciso di donarla alla biblioteca dello Stato di Victoria a Melbourne, dove sarà esposta dalla prossima settimana. “Sono dei banditi che mi hanno causato tanti incubi e notti insonni”, scrisse il giovane, che temeva di essere rapinato dalla banda, già celebre a quell’epoca per le sue gesta. “La polizia pensava fosse un diavolo, vedendo i proiettili dei loro fucili scivolare su di lui come grandine… la forza dei proiettili lo faceva vacillare, ma è stato solo quando lo hanno colpito alle gambe che è caduto, esclamando ‘sono fottuto'”. Sutherland mostra compassione, se non ammirazione, per Ned Kelly ferito. “Giaceva su una barella, piuttosto calmo e padrone di sé, nonostante il grande dolore che deve aver sofferto dalle ferite”, scrive, notando che Kelly era confortato dalle sue tre sorelle in lacrime dopo la cattura. L’assedio di Glenrowan è tra gli episodi più studiati nella storia d’Australia, ma la lettera è la prima descrizione degli eventi dalla prospettiva imparziale di un semplice testimone, osserva il curatore della Biblioteca del Victoria, Alex McDermott. “Fino ad ora, ogni resoconto è sempre venuto da un membro della polizia o della famiglia Kelly. Sutherland non condanna alcuna delle due parti, racconta ciò che ha visto”, aggiunge.

La storia di Ned Kelly continua a dividere gli australiani, fra chi lo venera come un patriota che combatteva l’establishment inglese difendendo i poveri e gli oppressi, specialmente irlandesi, e chi lo considera semplicemente come un ladro di cavalli e violento criminale. Le sue imprese sono state oggetto di diversi film, da uno dei primi lungometraggi al mondo nel 1906, alla versione del 1970 con Mick Jagger nel ruolo del bandito, fino a quella del 2003 con Heath Ledger. Kelly è anche protagonista di una canzone di Johnny Cash. Restano celebri le sue ultime parole nel salire sul patibolo: “Such is life” (Così è la vita).