Addio microscopio, arriva in Italia lo scanner digitale per diagnosi e prevenzione

C’era una volta la cara vecchia macchina fotografica col pulsantino introvabile e noi alla ricerca dell’attimo fuggente, che spesso si perdeva nella nebbia di uno scatto mosso che finiva in un rullino con immagini romantiche e irripetibili proprio perché sfocate e imprecise. Poi arrivò nostra signora tecnologia, quei piccoli attrezzi infernali che rispondevano al nome di macchinette digitali. E in pochi mesi la fotografia diventò l’arte del possibile per tutti, della precisione, del controllo, della visione in tempo reale, del ritocco al computer, della condivisione con tutti in rete. Quel salto tecnologico, nel campo dell’hobbistica, è paragonabile a ciò che sta avvenendo nel settore della diagnostica per l’anatomia patologica, parole complesse che descrivono quella branca della medicina che consente agli Sherlock Holmes in camice bianco di scovare malattie attraverso l’analisi delle cellule e dei tessuti. Il “salto” tecnologico, qui, è la scomparsa del caro vecchio microscopio e l’introduzione dello scanner digitale che potrebbe portare, nel 2014, nella sanità pubblica e privata, un nuovo sistema di imaging digitale finora utilizzato solo in Svizzera.

Nel corso del congresso triennale SIAPEC di Roma, la società Omnyx, del gruppo GE Healthcare, in collaborazione con l’UPMC, affiliato con l’Università di Pittsburgh, ha presentato il sistema “Omnyx Integrated Digital Pathology”, un pacchetto tecnologico che consiste in scanner automatizzati progettati per operare all’interno di un laboratorio clinico, software per il workflow che permettano al laboratorio e ai medici patologi di effettuare le diagnosi in assenza di vetrini, integrazione con i sistemi informativi dei laboratori, un sistema backend per la gestione delle immagini e dei dati.

«Il nostro sistema segna la scomparsa del tradizionale microscopio a favore di una tecnologia altamente innovativa che consente di fotografare con incredibile precisione il contenuto di un vetrino e di gestire quell’immagine ad altissima risoluzione sia in funzione della diagnosi che nell’ottica della condivisione dei dati all’interno della struttura o per metterla a disposizione di chi si occuperà in futuro del paziente», spiega Stefano Valgimigli, Service Sales Director di GE Healthcare, che vede nel progetto uno dei tasselli verso la nascita, più volte annunciata a livello governativo, di un fascicolo del paziente in grado di “seguire” il suo percorso clinico per tutta la vita. È la General Manager Digital Pathology di GE Healthcare, Sara Dalmasso, a spiegare come la nuova tecnologia digitale consentità una serie di vantaggi per il paziente, “dalla maggiore capacità dell’anatomo patolologo di indirizzarlo verso lo specialista più adatto, alla riduzione dei costi per la sanità, grazie al minor tempi di degenza degli stessi pazienti con un incremento di produttività per le strutture cliniche e ospedaliere». La prima installazione al mondo della “Omnyx IDP” è stata fatta all’inizio del 2013 nell’ospedale pubblico di Arau, in Svizzera, ma il sistema sarà commercializzato in Italia già dal 2014. «Abbiamo in progetto di creare un centro di ricerca presso una struttura pubblica per aiutare i medici a comprendere e a sviluppare la nostra tecnologia, per poi fornirla a numerosi centri italiani, dal nord al sud», spiega Valgimigli, che immagina una sanità pubblica italiana in grado di investire seriamente in tecnologia per ridurre i costi e migliorare la qualità. Proprio come accade in Svizzera