Morto a 79 anni Alberto Bevilacqua. E il magistrato ordina l’autopsia sul cadavere

L’Italia perde con Alberto Bevilacqua uno dei più importanti scrittori contemporanei. Nato a Parma nel 1934, era malato da tempo. Si è spento  per arresto cardiocircolatorio nella clinica Villa Mafalda a Roma, dove era ricoverato dall’11 ottobre scorso. Narratore di razza, poeta, regista, sceneggiatore, godeva di grande popolarità in Italia e all’estero. Il suo primo romanzo, La Polvere sull’erba, è del 1955. Ma il successo internazionale arriva quasi 10 anni dopo, con La Califfa (1964), memorabile ritratto di donna, Irene Corsini, colta nel suo vitalistico vibrare tra fierezze e abbandoni. Grande indagatore della femminilità, con questo romanzo Bevilacqua inaugurò tutta una galleria di figure, che rimangono centrali nella sua poetica oscillante tra mistero, ambiguità sesualità. Tra tutti, La donna delle meraviglie. Non si può capire a fondo l’opera di Bevilacqua senza considerare “il cordone ombelicale” che lo legava a Parma, che descriveva così: «Una città che è sempre stata divisa in due parti nette, separate da un torrente: la parte degli eredi delle grandi aziende e dei duchi – oggi dei ricchi, titolari dei grandi capitali del mondo economico, e l’Oltretorrente – dove sono nato io, un quartiere povero, specialmente quando ero bambino, ma ricco di genialità. Qui ho assimilato i primi scontri sociali, le prime infamie razzistiche. L’Oltretorrente era di marca anarchica, mentre l’altra parte era bianca, di marca opposta». Gran parte della sua affabulazione, raccontava, derivava da racconti della gente del luogo, gente strana, che lui definiva «i grandi contatori della mia solitudine». «Lungo il Po della mia infanzia – diceva nel corso delle tnte interviste rilasciate al Secolo – abitavano degli stregoni, che praticavano gli stessi riti che più tardi ho scoperto in Oriente, riti magici, di propiziazione. Me li fece conoscere mia nonna, ed ebbero su di me una grande influenza. Possedevano quei poteri che in genere si dicono paranormali, ma che in realtà tutti abbiamo. Un giorno ci ho portato Márquez, quando studiava al Centro di cinematografia di Roma: fu affascinato da quei carrozzoni, e credo che poi gli siano serviti da modello per il Melchiades di Cent’anni di solitudine». Regista cinematografico per La Califfa, Questa specie d’amore, Le Rose di Danzica, Bosco d’amore, giornalista critico del costume, polemista, con la sua produzione narrativa ha ricevuto i maggiori premi letterari italiani: dal già citato Campiello nel 1966 allo Strega (L’occhio del gatto, 1968), al Bancarella (Un viaggio misterioso, 1972), vittoria doppiata nel 1991 con I sensi incantati.  Grandi pagine di letteratura sono consegnate in Tu che mi ascolti, lettera struggente alla madre, figura chiave del suo mondo personale e letterario. Il volume riunisce, in un insieme organico, le poesie che Bevilacqua ha dedicato alla figura materna nell’arco di una vita che il poeta definisce «duetto per voce sola», non interrotto neanche dopo la morte della madre. Convinzione di Bevilacqua, infatti, era che la fine tangibile di un essere amato non spezza, in chi gli è stato alter ego, il legame relazionale: può tradursi in una sorta di misteriosa, comunicativa resurrezione. Nel 2000 venne pubblicato – non senza polemiche – il suo primo romanzo La polvere sull’erba, rimasto in un cassetto per i suoi temi “scandalosi” (Sciascia, raccontava Bevilacqua, confessandosi timoroso, nel 1955 ne aveva pubblicati solo dei brani preparatori e basta) ovvero le stragi avvenute nel “Triangolo della morte” nel dopoguerra. Episodi che lo scrittore aveva raccontato senza le lenti dell’ideologia. Intanto, sulla degenza di Alberto Bevilacqua a Villa Mafalda è stata aperta un’inchiesta per lesioni colpose dalla Procura di Roma dopo che la compagna di Bevilacqua, Michela Macaluso, aveva presentato un esposto. Secondo la donna nella clinica romana a Bevilacqua non venivano somministrate le terapie adeguate nonostante una retta giornaliera altissima. Anche per questo sul cadavere dello scrittore sarà effettuata l’autopsia, chiesta dai legali dello scrittore. La camera ardente sarà allestita nella stessa clinica, ma decideranno i familiari se renderla aperta al pubblico o meno. Sono ancora da decidere luogo e data dei funerali.