Topolino “calciatore”? È ufficiale: la Panini rileva il celebre periodico

La Panini di Modena, famosa per le figurine dei calciatori, ha siglato un accordo preliminare per rilevare la divisione periodici della Disney (Disney Publishing), che pubblica Topolino e altre riviste per bambini come Bambi, Winnie the Pooh e Witch. Topolino è tra i settimanali più venduti: si stima che lo leggano un milione mezzo di persone, fra grandi e piccini. L’operazione interessa 22 dipendenti della Disney Publishing, metà dei quali giornalisti e metà poligrafici, pari a circa un decimo del totale della Disney Italia. La notizia circolava già da un paio di mesi: Panini avrebbe concordato una licenza di 6 anni per la pubblicazione dei periodici, subordinando l’operazione alla possibilità di trasferire le attività nella sede di Modena. I sindacati hanno avuto alcuni incontri con la Disney a partire dallo scorso 17 giugno e uno con il capo del personale della Panini il 26 luglio, che avrebbe confermato l’intenzione di trasferire i dipendenti da Milano a Modena. Il cambio di sede non piace comunque ai dipendenti di Topolino, che preferiscono restare a Milano anziché trasferirsi a Modena: per questo motivo hanno deciso di scioperare contro il trasferimento.
Il topo detective approdò in Italia per la prima volta proprio negli anni in cui gli italiani partivano sulla rotta contraria, verso l’America, con la valigia di cartone: nel 1932, quando l’editore Nerini lanciò le avventure del personaggio, inventato da Walt Disney appena quattro anni prima ma già famoso. Era un grosso albo senza copertina e costava 20 centesimi, ma erano tempi in cui l’Italia non apprezzava particolarmente l’accento anglosassone e così il nostro immigrato al contrario si comportò proprio come gli italiani di Ellis Island: cambiò nome. E nacque Topolino. Una scelta tutto sommato fortunata, perché negli anni 90 il fumetto scomparve dalle edicole negli Stati Uniti e in tanti altri Paesi ma continuò a vivere nella sua incarnazione italiana. Se è vero che Mickey Mouse sopravvive nell’immaginario del mondo anglosassone (spesso alle elezioni, ancora oggi, c’è chi per annullare la scheda e indicare il proprio disprezzo per i candidati dà la propria preferenza per «Mickey Mouse»), nella sua forma a fumetti l’Italia è ormai la sua vera patria. Qui Topolino ha recitato ogni ruolo, ha vissuto la sua trasformazione grafica da garzoncello in mutande rosse a piccolo borghese con l’utilitaria. Ha indossato i panni di Dante nell’indimenticabile Inferno di Topolino, ha gioito per la vittoria ai Mondiali di calcio dell’82, ha affrontato il caso del ponte sullo Stretto (con l’appalto vinto da Zio Paperone), ha attraversato tutta la politica del Paese, dall’incontro con l’onorevole Papeotti alla storia del 1993 dal sapore cupamente profetico in cui si ipotizzava un governo tecnico per tartassare meglio la popolazione.
L’annuncio della vendita è un chiaro segnale della direzione che sta prendendo Disney, sempre meno concentrata sul mondo del fumetto e sempre di più su tv e cinema, anche a seguito del legame con la Pixar, che ormai, tra i due, è la vera gallina dalle uova d’oro. Al contrario la Panini da tempo non è più solo la casa delle figurine dei calciatori, ma un editore da oltre 600 milioni di euro di fatturato. Il fatto che abbia pian piano rilevato varie testate fumettistiche, tra cui alcune del mondo Marvel, Uomo Ragno incluso, significa che intende investire in questo settore in affanno.