Le mani del miliardario francese Arnault sul Colosseo quadrato. Muratore: è un’indecenza

Non è una location qualsiasi quella scelta dalla maison Fendi, l’italianissima casa di moda acquistata dal plurimiliardario Francois Arnault. Sarà il Palazzo della Civiltà all’Eur, uno dei gioielli del razionalismo italiano conosciuto in tutto il mondo, il nuovo quartier generale della storica casa di moda. Sì, proprio il Colosseo Quadrato, simbolo stesso di Roma, «uno dei palazzi più belli del mondo», commenta bontà sua  l’amministratore delegato di Fendi, Pietro Beccari, è stato conquistato dall’intraprendente finanziere d’Oltralpe.

L’enorme parallelepipedo bianco che si staglia sul cielo dell’Eur con i suoi inconfondibili 54 archi per facciata e la celebre scritta di chiara ispirazione mussoliniana “Un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati, di navigatori di trasmigratori”. E forse di mercanti. Un vero colpaccio per monsieur Arnault che, dopo aver conquistato molti simboli dell’eccellenza italiana, dai Loro Piana a Bulgari, a Pucci, si è assicurato per quindici anni (non proprio per utilizzi di interesse culturale) l’uso dello storico edificio con i suoi 12mila metri quadrati distribuiti su sei piani con un contratto d’affitto di 240mila euro al mese. Ha buon gusto il finanziere francese al quale la rivista Forbes ha “contato” un patrimonio di 29 miliardi.

Re del lusso (cultore di cose belle?), con questa straordinaria operazione di marketing (dopo una lunga trattativa con Eur spa) ha fatto propria una delle icone indiscusse dello straordinario patrimonio monumentale della capitale. La tendenza a mettere sul mercato, a svendere i gioielli di famiglia, a prestare palcoscenici monumentali a questo o quell’imprenditore non è una novità. Pensiamo all’affitto di ponte Vecchio per la festa della Ferrari con i suoi strascichi di polemiche. A Giorgio Muratore l’operazione «fa un po’ schifo». Ma insomma, taglia corto uno dei massimi storici italiani dell’arte, «i monumenti, perché quel palazzo, che noi chiamiamo affettuosamente Colosseo Quadrato, è un monumento, non si affittano. Non lo si fa per un’ora né per 15 anni. E per di più a uno shampista straniero. Ma non mi stupisco più di niente, vista la gestione scandalosa del nostro patrimonio è nell’ordine naturale delle cose».

I francesi – si domanda “sconvolto” ma neanche tanto sorpreso – avrebbero affittato la Torre Eiffel? «È il simbolo di Roma,  è l’equivalente di Roma, come si fa a disfarsi di un simbolo, che è un bene pubblico, con una trattativa privata?». Anche nella procedura il professore, cultore dell’Eur e grande conoscitore dell’architettura razionalista, non ci vede chiaro. Il “villaggio Fendi”  è il finale annunciato per un sito monumentale, nato come il Museo della civiltà italiana, che per decenni, «praticamente dalla sua edificazione» è rimasto in attesa di destinazione. «Questa storia è un paradosso – insiste Muratore – finché è rimasto pubblico ha conosciuto solo utilizzi provvisori, per lo più ha ospitato uffici, strane fondazioni, adesso… è stato ceduto al miglior offerente. È il segno di una gestone indecente del patrimonio, come la nuvola di Fuksas… Si fanno progetti senza soldi, si aprono cantieri senza una ratio, si mettono all’asta i monumenti. Siamo in Europa no? L’Europa dei ricchi e delle banche».

Però bisogna riconoscere che monsieur Arnault ha avuto occhio. «Ma sa – risponde – con i soldi si fa tutto, tutto si compra». Esempio di quella straordinaria ricerca di forme nuove e di sintesi tra romanità e modernità che fu la stella polare dell’architettura degli anni Trenta, la sua destinazione attuale è una ferita alla storia e all’identità italiana. Fu progettato negli anni Trenta da Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano, fu inaugurato ancora incompleto nel 1940 e lo scoppio della guerra impedì la realizzazione della sua missione originaria: ospitare il più grande museo della civiltà italiana. Ed è questo che doveva essere, un grande centro museale dove pulsassero il calore e il valore della “millenaria” identità italiana. Ma non era stato dichiarato dal ministero per i Beni culturali edificio di interesse culturale, e quindi vincolato a usi espositivi e museali?