Sos scuola. La Gelmini al ministro “che non dorme la notte”: minacciare le dimissioni non serve

Minacciare di andarsene non serve. È il consiglio di Maria Stella Gelmini, che a viale Trastevere è stata di casa,  alla neo-ministra dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Ieri infatti la titolare dell’Istruzione ha alzato la voce minacciando di fare le valigie se non si torna a investire nella scuola pubblica. «O ci sono margini oppure devo smettere di fare il ministro dell’Istruzione», ha detto dai microfoni di Radio 24, colpita dai dati Istat sulle condizioni dei giovani. Confessa di non dormirci la notte analizzando una realtà che tutti conosciamo e che il ministro definisce «drammatica» («sono rimasta colpita dal rapporto che ci dice che siamo il Paese con la quota più alta in Europa di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non partecipano ad attività formative, questo per me è un dramma…»).  No ai tagli indiscriminati, aggiunge. «Le scuole paritarie coprono una parte degli studenti italiani e offrono un servizio pubblico. Se togliessimo questi soldi metteremmo in grave difficoltà queste scuole e molti bambini non avrebbero accesso alla scuola. Sarebbe un disastro, tra l’altro i 500 milioni circa di finanziamento alle scuole paritarie sono una parte dei 40 miliardi di spesa per la scuola pubblica. Sono una piccola parte, che però copre laddove il sistema delle scuole statali non riesce ad arrivare. Soprattutto sulla scuola dell’infanzia sulla quale siamo deboli e sulla quale dovremmo tornare ad investire». Tutto vero, a partire dal fatto che siamo il paese europeo che destina meno risorse all’istruzione, appena il 4,2 per cento del Pil. Però minacciare di lasciare il ministero non serve. «È una pistola scarica», osserva la Gelmini, che pure ha spesso alzato la voce in consiglio dei ministri per far valere i diritti del suo “comparto Cenerentola”, «più che aumentare il numero degli insegnanti, credo si debba procedere lungo il percorso già tracciato: la razionalizzazione delle spese per finanziare la qualità e reimpostare il sistema educativo sulla base del  merito». E racconta di aver creato un fondo di 320 milioni per il merito nel 2010, «che poi è servito a pagare gli stipendi, cioè gli scatti di anzianità degli insegnanti». Sui famigerati tagli per i quali la Gelmini è stata letteralmente massacrata dai media e dai movimenti, l’ex ministro ricorda le tensioni avute con Tremonti. «Mi ritrovo nelle parole del ministro Carrozza, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio – dice intervistata dal Messaggero – chi tiene i cordoni della Borsa non si spaventa certo se un ministro dice che se ne va». Sì o no all’aumento degli insegnanti (parola d’0rdine della sinistra)? Dobbiamo calibrare il numero dei docenti sul fabbisogno, cioè sul numero di alunni, taglia corto la parlamentare del Pdl. «La responsabilità è anche di un certo sindacalismo estremo».