Dopo il primo sì gay, il movimento “Manif pour tous” rilancia: lottiamo per una nuova ecologia umana

Il giorno dopo le prime nozze gay in Francia il movimento Manif pour tous, protagonista delle partecipatissime mobilitazioni che a Parigi hanno portato in piazza il fronte del no alla legge Taubira (il 13 gennaio, il 24 marzo e lo scorso 25 maggio), non ha intenzione di sventolare bandiera bianca. Ci saranno altre iniziative e il lancio, previsto il 22 giugno, del manifesto per la “rivoluzione altruista” che – come si legge su Avvenire – riunirà intellettuali pro-life e economisti favorevoli allo sviluppo sostenibile, tutti convinti che dall’energia dei maestosi cortei parigini possa spriginarsi una nuova “ecologia umana”. Non solo: sono ormai circa 15 mila i sindaci “obiettori” che non intendono celebrare matrimoni tra omosessuali per ragioni di coscienza. Un movimento, dunque, che è ormai impossibile racchiudere nel recinto del più becero conservatorismo.

Anche perché, dinanzi alla radicalità ideologica di una legge che stravolge l’idea di famiglia, sono insorti gli stessi omosessuali. Quelli, ad esempio, rappresentati da Homovox, la cui portavoce, Nathalie de Williencourt, in varie interviste ha spiegato che la maggioranza dei gay non vuole il matrimonio e è contraria all’adozione dei bambini. Intervistata da Tempi.it ha così spiegato la sua posizione: “In Francia si ascoltano sempre le lobby LGBT, parlano sempre loro nei media, ma molti omosessuali non fanno parte di questo movimento. La maggior parte degli omosessuali sono amareggiati dal fatto che questa lobby parli a loro nome, perché non abbiamo votato per loro. Noi vogliamo dare la parola alla maggioranza degli omosessuali in Francia e sosteniamo la “Manifestazione per tutti” perché noi gay non vogliamo il matrimonio. La coppia omosessuale è diversa da quella eterosessuale. Ed è diversa per un semplice dettaglio: non può dare origine alla vita, per cui ha bisogno di una forma di unione specifica che non sia il matrimonio. Ha bisogno di un’altra cosa perché la realtà delle coppie omosessuali è diversa da quella delle coppie eterosessuali”. L’altra forma di regolamentazione delle unioni gay è costituita dai Pacs, introdotti in Francia già dal 1999. Le voci contro, dunque, non appartengono solo a uno schieramento clericale o di estrema destra. Il dibattito in Francia è profondo e trasversale, e grazie al movimento Manif pour tous riguarda ora anche gli altri paesi europei.

La filosofa Sylviane Agacinski, moglie dell’ex premier socialista Lionel Jospin, ha ricordato che passare dal concetto di padre e madre a quello di genitore 1 e genitore 2  lede il diritto dei bambini alla genitorialità differenziata, alla “bilateralità” della filiazione. Non si può superare tutto questo con un semplice colpo di spugna, con una pratica, con un semplice modulo. Un altro portavoce della Manif, Lionel Lumbroso, si dichiara ateo e di sinistra e si è iscritto al collettivo “la sinistra per il matrimonio repubblicano” fondato da un’altra socialista, Laurence Tcheng. È convinto che Hollande abbia fatto un grosso errore a non ascoltare il fronte contrario alla legge, un atteggiamento dovuto alla necessità di portare avanti la norma sui matrimoni gay come nuovo feticcio della sinistra (anche se non tutta la sinistra è d’accordo). E infine, ma questo era un elemento già noto da tempo, si deve notare che il movimento della Manif è interreligioso e non è possibile caricaturalizzarlo come una sorta di “vandeana” emanazione del Vaticano: non ci sono solo i non credenti, infatti, ma anche le adesioni del Gran Rabbino di Parigi Gilles Bernheim e del presidente francese del culto musulmano Mohammed Moussaoui.