Restyling per il sito di Stonehenge, mentre gli storici discutono di un mistero senza tempo

Stonhenge è senza dubbio il più famoso e fascinoso fra tutti i siti megalitici,  situato in posizione isolata nella piana  ondulata di Salisbury, a ovest di Amesbury, tra le trafficate A303 e A344.  Il visitatore che vi arrivi nelle ore di punta dei flussi turistici spesso non coglie in pieno l’enigmaticità di un luogo “magico”  in un certo senso, per via del viavai sulla vicina strada di accesso al suggestivo cerchio di pietra. Per questo è ottima l’idea di rifare il “look” al sito per consentire una fruizione migliore di uno dei misteri (per fortuna) non ancora risolti che il tempo ci consegna. Infatti, come apprendiamo da una corrispondenza della Stampa, (fondi permettendo in tempi di vacche magre) il progetto è quello di interrare la vicina strada proprio per estendere l’area, ampliare la visuale e rendere più simile all’antico il colpo d’occhio. Infatti a due chilometri sarà costruito il centro turistico informativo. Dovrebbe essere organizzato come in Irlanda, a Newgrange, dove l’accesso ai tre siti megalitici è disciplinato attraverso auto-navette che non hanno l’impatto invasivo nella zona collinare che circonda queste enormi pietre che ancora ci interrogano. Intanto non cessa la ricerca degli studiosi nell’intento di definire la “destinazione” di Stonehenge. C’è l’ipotesi che si trattasse di un osservatorio astronomico, un enorme misuratore del tempo; c’è chi sostiene che il monumento fosse una sorta di “Lourdes” megalitica, punto di raccolta per gli ammalati, secondo la tesi dell’archeologo Tim Darvill, che sostiene che il sito fosse «un luogo per i vivi». Recente è la tesi, opposta, di Mike Parker Person, docente presso la University College of London e da anni al lavoro su Stonehenge e sui suoi dintorni, che propone un’origine del complesso retrodatata di circa cinquecento anni rispetto alla tesi comunemente accettata e condivisa dagli esperti, secondo la quale la nascita del sito andrebbe collocata tra il 2500 e il 2000 a. C.: in realtà, lo stesso terrapieno circolare su cui sono adagiati i megaliti “sospesi” risalirebbe ad un’epoca precedente, orientativamente intorno al 3100 a. C. Ma soprattutto, il lavoro del professor Parker Pearson e di diversi suoi colleghi individua nel luogo una sepoltura d’élite, un cimitero destinato ai capitribù e ai loro familiari. Così, mentre il tempo, forse, svelerà, questo mistero millenario, per il momento il progetto di restyling del sito consentirà almeno di potenziare ancor più l’elemento emozionale di un luogo che, come sa chi c’è stato, rimane per sempre impresso nel proprio paesaggio interiore.