Margherita Hack, a sorpresa, rivaluta il fascismo e le sue “conquiste sociali”

A novant’anni si è candidata con “Democrazia atea”. È un’icona dei giovani della sinistra radicale. Alle primarie del Pd si è schierata con il nuovo Renzi contro il vecchio Bersani. Tutto si può dire dell’astronoma Margherita Hack, comunista dichiarata, ma non che sia prevedibile. Per esempio hanno stupito non poco le parole di un’intervista pubblicata sulla rivista dei movimenti, Barricate, a proposito di comunismo e fascismo. Eccole: “Guardi il marxismo voleva inquadrare tutti, a me non va bene. Il Sovietismo è stato una dittatura vergognosa. Il mio socialismo persegue la giustizia sociale“. Sorprendente il giudizio sul fascismo: “Le dirò, le conquiste sociali fatte sotto il fascismo oggi ce le sogniamo, il che è tutto dire. Non si trattava solo dei treni in orario. Assegni familiari per i figli a carico, borse di studio per dare opportunità anche ai meno abbienti, bonifiche dei territori, edilizia sociale. Questo perché solo dieci anni prima Mussolini era in realtà un Socialista marxista e massimalista che si portò con sé il senso del sociale, del popolo. Le dirò, in un certo senso il fascismo modernizzò il paese. Nei confronti del Nazismo fu dittatura all’acqua di rose: se Mussolini non avesse firmato le infamanti leggi razziali, sarebbe morto di morte naturale come Franco. Resta una dittatura, ma anche espressione d’italianità. Bisognerebbe fare un’analisi meno ideologica su questo”. Il punto è proprio questo: quando sarà consentito a chi non è comunista e non lo è stato mai di fare un’analisi meno ideologica sul fascismo? Fino a quando varrà la conventio ad excludendum per cui solo le Margherita Hack possono permettersi di dire la verità sul Ventennio mentre chi non viene da sinistra deve rispettare la religione dell’antifascismo?