Le ragazze romane non sono “choosy” e vanno ai corsi per diventare badanti

Sorpresa: le ragazze romane e laziali non disdegnano di lavorare come colf e badanti. La conferma viene da un piccolo ma significativo campione. Il centro romano Elis, che addestra soprattutto le straniere per il difficile mestiere di assistente familiare allo scopo di agevolarne l’integrazione, ha visto piovere nella sua sede domande di iscrizione di giovani nate a Roma e provincia che, complice la crisi, hanno deciso di non essere “choosy”, come consigliava la ministra montiana Elsa Fornero.

Finora da questi corsi è uscito personale qualificato che è stato subito assorbito dal mercato, dunque la domanda c’è, ed è in forte ascesa perché la cura degli anziani e dei bambini grava soprattutto sulle donne in età da lavoro che non ricevono aiuto dai servizi sociali e dunque le famiglie sono costrette a ricorrere a figure che spesso non hanno esperienza e tanto meno specifica formazione.

Si torna allora a cercare i lavori che un tempo ci si poteva permettere il lusso di considerare “umili” e che invece contenevano un “sapere” pratico tutt’altro che disprezzabile: come conservare i cibi, come fare la spesa, come cucinare gli ingredienti essenziali, come togliere le macchie difficili, come fare le pulizie, come mantenere sano l’ambiente e anche come riciclare oggetti che un consumismo eccessivo indurrebbe a gettare via. Dunque un po’ di sana economia domestica, frettolosamente abbandonata e oggi recuperata nella consapevolezza che il lavoro di colf o badante richiede grandi responsabilità e, perché no, un pizzico di creatività. Con una sola differenza: un tempo questo patrimonio era tramandato dalle nonne. Oggi serve un corso di formazione. E le italiane non dicono no.