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In una zona di Roma che offre ben poco in termini di ristorazione di qualità, da circa tre anni c’è questa insegna che propone una cucina ricercata ben fatta, tanto da meritarsi l’ingresso in guida con un ottimo voto. La proposta è raccontata in un menù snello che contempla un percorso degustazione da 7 portate al costo di 65€, che diventano 85 per quello da 9 portate, in questo caso scelte dallo chef; c’è pure la possibilità di ordinare à la carte o si scegliere tre piatti e un calice di vino al costo di 45€. Prezzi contenuti in relazione alla qualità della proposta, subito resa evidente dagli appetizer affiancati da un calice di Metodo Classico umbro gentilmente offerto: lattuga con crema di formaggio, polpetta di testa di dentice, panissa di ceci con cacio, pepe e lime e meringa ripiena di mousse ai porcini. Giunti gli ottimi grissini e il pane a lievitazione naturale bianco e con curcuma e uvetta, accompagnati da una deliziosa mousse di burro salato e da olio EVO, abbiamo dato il via al nostro percorso con una rinfrescante tartare di rapa rossa condita con senape in grani e sormontata da gelato alla rucola, seguita dall’unico piatto che non ci ha convinto, il ceviche di tracina con erba cipollina, paprika e sommacco, ben pensato ma con uno spunto acido eccessivo e coprente dato dalla marinatura invadente fatta nel lime. Si risale subito con il dentice in olio cottura con salsa al rafano, in questo caso dosato con maestria, e cime di rapa croccanti, e con gli strepitosi gyoza ripieni di scampi con salsa al foie gras e lamelle di tartufo. Grande equilibrio, poi, nei ravioli ripieni di ciauscolo, spuma di zucca e clementino, con gli ingredienti che presi singolarmente erano sbilanciati su una tendenza, ma che insieme costituivano un boccone perfetto e ricco di contrasti. Impeccabili i cardoncelli cotti a bassa temperatura serviti su salsa di topinambur, nocciole tostate e ribes, seguiti da un altro grande piatto, la quaglia glassata accompagnata da un purè di patate alla francese da manuale. Un gelato all’amaretto servito con cremoso al caffè e “brutto ma buono”, ha pulito il palato in vista dello scenografico e goloso dessert, l’uovo nel bosco: una cheesecake racchiusa in un guscio di cioccolato bianco con tuorlo di passion fruit su crumble salato e lamponi ghiacciati. Chiusura affidata alla piccola pasticceria servita insieme a un espresso ben eseguito di un noto marchio nazionale.