Enoteca Cavour 313 – Roma
- di Raffaella Nocella - 28 Febbraio 2026 alle 00:01
Enoteca Cavour 313
Via Cavour, 313 – 00184 – Roma
Telefono: 06/6785496
Sito Internet: www.cavour313.it
Chiusura: Domenica e Lunedì
Siamo dinnanzi ad una delle enoteche storiche di Roma, ubicata nella parte di Via Cavour prossima ai Fori Imperiali, che dopo un breve periodo di chiusura ha riaperto i battenti grazie all’investimento di un’imprenditrice francese. E il new deal parla chiaramente la lingua d’Oltralpe con una proposta che ricorda in modo evidente la bistronomia parigina. Noi l’abbiamo provata di sera, quando l’offerta prevede un menù gastronomico che si muove fra la tradizione nostrana e quella dei “cugini”, ma c’è pure la possibilità di sorseggiare un calice nelle diverse ore della giornata accompagnato da piattini, rinforzati all’ora del pranzo da tre proposte del giorno. Accolti da una mousse di ricotta con ciliegia alla pizzaiola accompagnata da una striscia di focaccia quale gradito omaggio della cucina, abbiamo dato il via alla nostra cena scegliendo alla carta (tre opzioni per portata) a cui si affianca un percorso degustazione di quattro portate scelte dallo chef a 68 euro. Siamo così partiti alla grande con le animelle, BBQ di susine, lardo e scarola, un piatto perfetto per cottura e accostamenti e con un fondo delizioso, per proseguire con due primi. Ottimo la spaghettino “come una zuppa di cipolle”, chiaro omaggio alla celebre preparazione francese, qui arricchita dalla pasta che raccoglieva alla perfezione il condimento; piacevoli pure le eliche con pomodoro arrosto, provolone del Monaco e olio alle foglie di fico, un primo complesso giocato pure su un bel contrasto di temperature. Meno centrati, sebbene ben presentati, i secondi: il piccione in due cotture, con il petto scottato sulla pelle è risultato troppo crudo (è corretto cuocerlo poco, ma qui si è andati oltre) e non abbiamo trovato indovinato l’abbinamento con i peperoni arrosto e la tête de moine, la classica rosa di formaggio che nulla aggiungeva al contesto, se non alla vista; meglio è andata con la coscia panata e fritta. La spigola con pomodoro arrosto, pesche e aioli era cotta alla perfezione, ma la dadolata del frutto l’abbiamo trovata un’idea velleitaria. Si risale con i dolci: golosa la caprese con nespole, yogurt e maggiorana, davvero eccellente il savarin con pomodoro, cremoso al limone e fragole fermentate, un dolce non dolce perfetto per la fine del pasto. Congedo affidato a un buon espresso di una torrefazione fiorentina, proposto di default nella versione base (blend), ma chiedendo disponibile pure come monorigine 100% arabica del Guatemala.
AMBIENTE
Una prima saletta dedicata alla mescita con la cucina in fondo protetta da vetrate introduce alla sala ristorante arredata in modo caldo, con tavoli in legno coperti da runner di carta e, purtroppo, da tovaglioli dello stesso materiale. Piacevolmente informale il mood.
SERVIZIO
Cortese e disponibile.
Recensione tratta da Roma de La Pecora Nera – ed. 2026 – www.lapecoranera.net0609
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