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Atlas – Roma

Atlas – Roma

- di Raffaella Nocella - 8 Febbraio 2026 alle 00:01

Atlas
Via Ciro Menotti, 16/18 – 00195 – Roma
Telefono: 06/35072243
Sito Internet: www.atlascoelestis.it

Tipologia: tradizionale con spunti creativi / pizzeria

Prezzi: menù degustazione 60€; antipasti 14/19€, primi 16/19€, secondi 16/26€, dolci 9€
Chiusura: Domenica  e Lunedì

OFFERTA

Parte da lontano la storia di questo locale che ha da poco riaperto in una nuova sede. Sembra un controsenso, ma l’intera brigata che per oltre venti anni ha animato Atlas Coelestis in Via Malcesine, dopo un periodo di pausa, si è tuffata in questa nuova avventura. Non c’è più il micro-birrificio, ma la ricerca sulla materia prima rimane ad alti livelli ed è ben comunicata agli avventori cui vengono spiegati gli ingredienti alla base dei piatti. La mano in cucina è quella di Cristiano Iacobelli, che si cimenta in preparazioni dalla moderata verve creativa volta a valorizzare suddetta materia prima. E lo fa in modo quasi sempre impeccabile, per un risultato finale sicuramente appagante. La nostra esperienza è cominciata con l’ottimo pane realizzato con farine di tipo 1 e 2 accompagnato da grissini all’aglio orsino, sale di Cervia e pomodorini, davvero ottimi, per proseguire con l’appetizer, un delizioso panino di pasta choux con pomodoro e prosciutto di Mora Romagnola stagionato oltre 30 mesi. Eccellente il carpaccio di manzo marinato e servito su un’ottima insalata russa di produzione propria, a cui abbiamo fatto seguire il miglior piatto della serata, degli strepitosi tagliolini con acciughe, pinoli e finocchio selvatico, perfetti per equilibrio; buoni anche gli spaghettoni Mancini alla carbonara, in cui le materie prime davano quel quid in più. Non ci hanno invece convinto le animelle fritte, scelte fra i fuori carta, proposte con porro (prevaricante) e amarene che, oltre al problema dell’ortaggio invadente, sono risultate piuttosto secche. Meglio è andata con il cervo con topinambour e lamponi, un piatto bilanciato ed efficace nella sua semplicità. Conclusione eccellente con il bignè ripieno di chantilly di zabaione con la classica amarena, da preferire allo sferamisù, una rivisitazione del grande classico molto bella da vedere ma non appagante al palato come l’originale. Discorso a parte per il caffè. Il locale utilizza caffè in grani di un’ottima torrefazione di Parma, macinato al momento. La prima tazzina era palesemente sottoestratta, ma lasciava intuire la qualità della materia prima: alla nostra rimostranza ne è stata portata una seconda che, aggiustato il grado di macinatura, si è rivelata il miglior assaggio di fine pasto dell’anno. Un monorigine del Burundi dalla piacevole acidità citrica e una complessità notevole. Ultima segnalazione per la presenza di un menù degustazione di 5 portate a 60 euro.

AMBIENTE
Un dehors (in occasione della nostra visita non ancora fruibile per lungaggini burocratiche) annuncia il piccolo interno giocato su un’unica sala con la cucina parzialmente a vista in fondo. L’altezza dei soffitti ha reso possibile un soppalco in cui trova spazio una saletta per esperienze più riservate. Il mood è moderno e informale.

SERVIZIO
Coordinato da Cristina Morgia con grande competenza, si dimostra preparato, appassionato, preciso e giusto nei tempi.

Recensione tratta da Roma de La Pecora Nera – ed. 2026 – www.lapecoranera.net0609

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8 Febbraio 2026 alle 00:01