All’Oro – Roma
- di Raffaella Nocella - 5 Gennaio 2026 alle 00:01
All’Oro
Via Giuseppe Pisanelli, 23/25 – 00196 Roma
Telefono: 06/97996907
Sito Internet: www.ristorantealloro.it
Tipologia: ricercata
Prezzi: menù degustazione 115/185€; 2 piatti salati 100€, 3 piatti salati 145€, dolci 25€
Chiusura: Domenica. A pranzo
OFFERTA
Riccardo Di Giacinto è stato certamente un enfant prodige nel panorama della ristorazione capitolina di quasi 20 anni fa. È tuttavia da parecchio tempo che l’iniezione di giocosa creatività e freschezza degli esordi sembrava aver lasciato il passo a una proposta ormai superata e adeguata alle esigenze di un turismo abbiente prevalentemente straniero. È pertanto con piacere che quest’anno abbiamo ritrovato, a dire il vero un po’ a sorpresa, parte della verve degli anni passati. Tra le diverse proposte presenti, abbiamo optato per “Il vostro All’Oro”, un menù degustazione che consente di scegliere i singoli piatti dalla carta, iniziando la nostra cena con numerosi e validi appetizers, tra cui citiamo la pallina ripiena di pomodoro, il tacos con guacamole, il marshmallow con pecorino e tartufo. Tra gli antipasti abbiamo optato per una divertente rivisitazione di prosciutto e melone, composta da un freschissimo gambero appena scottato, accompagnato da pata negra con maionese e sorbetto di melone, con polvere di kimchi a dare un po’ di piccantezza: una pietanza piacevole, solo leggermente penalizzata dalla testa edibile del gambero proposta come snack, ma di assai ardua masticabilità. A seguire il cannellone verde agli spinaci, dalla sfoglia sottilissima, ripieno di flan di zucchine, scapece di zucchine e polpo alla brace, un piatto intenso, giustamente sapido e dall’intrigante sapore terroso. Molto interessante anche la rivisitazione di un grande classico della cucina laziale, i pomodori ripieni di riso con patate, qui proposti in chiave destrutturata come gnocchi di farina di riso alla romana, accompagnati da pomodori, riso, patate cipollotto e acqua di pomodoro, dal sapore sorprendentemente coerente con la più semplice pietanza popolare. Più complesso e sapido il dentice in tegame in crosta di erbe, accompagnato da beurre blanc, asparagi e salsa romescu. Come predessert, torta della nonna scomposta in bustina edibile, a dire il vero non molto riuscita, troppo dolce e non facilmente deglutibile, seguita però da un ottimo dolce, anche questo rievocazione di un grande classico della Capitale, la “Carbon’Air”, ossia un goloso guscio di cioccolato bianco ripieno di agrumi, frutto della passione e pepe nero, accompagnato da finti rigatoni di frolla, in perfetto equilibrio tra dolcezza e acidità. Buona estrazione per un espresso persistente ma dalle note di tostatura troppo evidenti, accompagnato da valida piccola pasticceria.Ingresso in guida con un bel voto per questo ristorante gourmet che persegue l’ambizioso progetto di una “nuova cucina rurale” volta a valorizzare gli ingredienti semplici e le tradizioni del territorio con uno sguardo rivolto al futuro, in modo da unire “memoria e futuro in perfetta armonia”. Un manifesto gastronomico a tutti gli effetti, che ha brillantemente superato il primo banco di prova, aprendo scenari promettenti per un’evoluzione del locale verso nuove vette di qualità e identità. Non esiste una vera e propria proposta alla carta, ma due menù degustazione – “Misera/mente” di 6 portate a 80€ e “Migra/azione” di 9 portate a 100€ – e uno di 4 portate (da scegliere da una lista di 12 piatti, 3 per ciascuna portata) proposto a 70€. Siamo partiti subito bene con una serie di appetizer gentilmente offerti: salmerino marinato con infusione di nespola e datterino giallo; patata con baccalà mantecato e tartufo; tartelletta con zucchine e pane raffermo; lattuga con uova di trota e crema di fave; meringa di pera con stracchinato di capra a latte crudo, pere e infuso alla pera; focaccia calda alla brace con alice, battuto di erbe e un buonissimo sorbetto di rosa canina (a sostituire incredibilmente bene il pomodoro) in modo da ricreare una sorta di marinara. Passando agli antipasti, sapori intensi nell’ottimo storione, lavorato come lardo, in brodo di pane raffermo e more. Sapori vigorosi che si ritrovano anche nella tartare di pecora servita con maionese d’ostrica, dalla carne freschissima e tenera, ed echi orientaleggianti nelle taccole con salsa di miso. Convincenti anche i primi, a partire dai frascarelli con pomodoro, alici e capperi, intensi e saporiti, così come gli gnocchi con baccalà mantecato e salsa pil-pil, su cui viene adagiata la pelle fritta e aceto di cipolla rossa. Delicato ed elegante invece il raviolone ripieno di ricotta ed erbe spontanee, ricoperto da prosciutto di cuore di manzo a dare spinta sapida. Passando ai secondi, gustoso l’agnello brodettato cacio e ova, ricetta abruzzese rivisitata, con la carne dell’ovino tenerissima ricoperta da un succulento uovo cremoso rinfrescato da una scorza di cedro. Eccellente la rana pescatrice alla vignarola, con il pesce dalle carni sode e saporite adagiato su una crema che rievoca il tradizionale contorno romano tipico della primavera. Ed infine il piatto più scenografico, il baccalà alla pignata con salsa pil-pil, bisque di gamberi di fiume, peperone crusco e ceci, in cui la crosta di pane che ricopre la pentola di terracotta viene rotta direttamente al tavolo e può esser utilizzato anche per fare la scarpetta con il sughetto dai sentori dolci. Ottimi pure i dessert, a partire da un sorprendente pre-dolce, il freschissimo sorbetto di asparagi con crumble alle nocciole, guanciale, acetosella e limone candito: budino al cioccolato con emulsione di mandarino e gelato al fior di latte di bufala e un’intrigante rivisitazione della classica torta di ricotta e visciole, qui sotto forma di tartelletta con base di frangipane, in emulsione di siero di latte di bufala ed eccellente sorbetto di visciola dalla bella spinta acida. In chiusura un espresso di buona persistenza ma eccessivamente ristretto, accompagnato da valida piccola pasticceria: panpepato in questo caso fedele alla tradizione, ferratella farcita di crema pasticcera, susine sangue di drago cotte in osmosi con polvere di erbe.
AMBIENTE
Situato nel seminterrato, è un “non luogo” poco luminoso da albergo di lusso, con elegante design contemporaneo ma con una sensazione di fondo a dire il vero un po’ opprimente.
SERVIZIO
Migliorato rispetto al passato, rimane la professionalità da locale stellato, mentre l’algida cortesia di maniera fa spazio a una maggiore spontaneità.
Recensione tratta da Roma de La Pecora Nera – ed. 2026 – www.lapecoranera.net0609
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