Csm, sprint della corrente di Davigo favorita dal caso Palamara. E anche la sinistra torna a sperare

14 Giu 2019 19:55 - di Redazione
LA SALA DEL PLENUM DEL CSM

Alle elezioni per i componenti del Comitato Direttivo centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati del 2016 aveva ottenuto la bellezza di 1.000 voti di preferenza personale ed era risultato il candidato in assoluto più votato. Ma ora Pier Camillo Davigo, ex-pm di Mani Pulite che ha fatto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura la sua bandiera potrebbe portarsi a casa molto di più, favorito, insieme alla sua corrente, “Autonomia e Indipendenza” proprio dalla bufera che ha investito il Csm.
Una bufera che va a modificare gli equilibri interni a Palazzo dei Marescialli.
Perché ai consiglieri che si sono dimessi, travolti dal recente scandalo, subentreranno altri colleghi magistrati che appartengono a correnti diverse dalle loro.
Un terremoto che rimette tutto in gioco. E che favorirà anche la corrente di sinistra della magistratura, Area – Magistratura Democratica, la quale alle ultime elezioni aveva incassato una sonora sconfitta. E che ora, invece, torna a sperare.

Il dato che più salta agli occhi, comunque, è certamente il rafforzamento di Autonomia e Indipendenza, la corrente che ha tra i suoi fondatori Piercamillo Davigo, nata nel 2015 dopo la fuoriuscita da Magistratura Indipendente, in aperta polemica con le modalità di scelta degli incarichi direttivi dei magistrati.
Il bello è che ora, con questi rivolgimenti, Autonomia e Indipendenza va a drenare potere e poltrone a scapito di Magistratura Indipendente, la corrente da cui era fuoriuscita, e da Unicost. Cioè le due correnti più moderate.
I due gruppi sindacali a cui appartengono i consiglieri che si sono dimessi e che ora sono sotto procedimento disciplinare per l’ormai famosa riunione del 9 maggio scorso in cui, assieme all’ex-presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, pm della Procura di Roma e ai deputati del Pd, Luca Lotti e Cosimo Ferri,  discutevano della nomina del procuratore di Roma, in sostituzione dell’ex-capo Giuseppe Pignatone, andato in pensione.

Se per sostituire i pm Luigi Spina, ex-sostituto procuratore della Procura di Castrovillari e Antonio Lepre, ex-sostituto procuratore Procura di Paola occorreranno le elezioni suppletive convocate ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il 6 e 7 ottobre, i consiglieri eletti nella quota giudici verranno rimpiazzati dai primi dei non eletti.
E al posto di Gianluigi Morlini e di Corrado Cartoni entreranno al Csm, direttamente e senza elezioni, due esponenti di Autonomia e Indipendenza: Giuseppe Marra, sino a due giorni fa al Ministero della Giustizia, e Ilaria Pepe, consigliere alla Corte di Appello di Napoli.
La conseguenza sarà il raddoppio del gruppo di Davigo che passerà dai 2 componenti attuali – lo stesso Piercamillo Davigo e Sebastiano Ardita) – a 4.
A pagare lo scotto sarà Unicost, la corrente di centro della magistratura, che, a bocce ferme, ha già perso 2 consiglieri – passando da 5 a 3 togati – e Magistratura Indipendente che appena l’anno scorso aveva fatto il pieno dei voti eleggendo 5 consiglieri, un record mai raggiunto in precedenza.
Due dei suoi rappresentanti si sono dimessi in questi giorni. E se anche l’ultimo dei consiglieri ancora autosospeso, Paolo Criscuoli, decidesse di seguisre le loro orme, il gruppo sarebbe rappresentato al Csm solo dalla sua componente femminile e cioè da Paola Braggion, ex-giudice tribunale di Milano e Loredana Miccichè, già consigliere presso la Corte di Cassazione.
A succedergli sarebbe, stavolta, il giudice Giangiacomo Bruno. Che fa parte delle toghe progressiste di Area, la corrente più a sinistra che alle ultime elezioni aveva subito una umiliante batosta, calando da 7 a 4 consiglieri e che ora recupererebbe un seggio.
Difficile pensare a una rimonta delle correnti travolte dallo scandalo alle suppletive per l’elezione dei due pm mancanti.
Il danno di immagine, subito soprattutto da Magistratura Indipendente – l’assemblea degli iscritti si è schierata senza se e senza ma con i consiglieri coinvolti – fa presagire piuttosto una pesante debacle.

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