Gelo artico
Tregua fragile e Nato in bilico, Trump deluso torna alla carica. Nel mirino gli alleati “da punire”: non mi scordo la Groenlandia…
Tregua fragile e Nato in bilico: ascissa e ordinata di Trump sul diagramma della guerra in Iran virano e oscillano su queste due coordinate. Il presidente Usa torna a parlare dopo la tregua tra Stati Uniti e Iran e alza il livello dello scontro, sia sul piano militare. Sia nei rapporti con gli alleati Nato. E intanto, nonostante il cessate il fuoco, Washington mantiene le forze armate in stato di allerta, mentre cresce la tensione con alcuni Paesi dell’Alleanza.
Dunque, mentre il mondo tira un sospiro di sollievo per il momentaneo cessate il fuoco tra Washington e Teheran, dalla Casa Bianca nessuno abbassa la guardia. Il presidente americano lo ha messo nero su bianco su Truth Social: lo stop alle ostilità non è un “liberi tutti”. Le forze armate statunitensi resteranno schierate, pronte a colpire «più duramente di quanto chiunque abbia mai visto» se l’Iran dovesse sgarrare. Come a ribadire che la pace si tiene con i muscoli, non con le sole speranze.
Trump tra tregua e Nato in bilico…
Le forze armate statunitensi rimarranno schierate vicino all’Iran fino alla piena attuazione di un «vero accordo», ha chiarito Donald Trump in un post su Truth social. Aggiungendo anche: «Tutte le navi, gli aerei e il personale militare, con munizioni e armi aggiuntive, (…) rimarranno in posizione in e attorno all’Iran fino a quando il vero accordo raggiunto non sarà pienamente rispettato».
L’incontro con Rutte e la delusione su più fronti
E a proposito di strategia e speranze, restano vane e frustrate quelle del tycoon sugli alleati. Il clima a Washington si è fatto gelido nei confronti della Nato. Il segretario generale Mark Rutte, reduce da un faccia a faccia “franco” alla Casa Bianca, ha dovuto ammettere la realtà: Trump è «chiaramente deluso». Il motivo? La scarsa collaborazione di alcuni alleati durante il conflitto con l’Iran.
Con Trump, ha detto Rutte alla Cnn, ammettendo di comprendere la delusione del presidente, c’è stato un colloquio «franco e aperto tra due buoni amici». «C’è delusione, chiaramente – ha riferito il numero uno dell’Alleanza atlantica, che non ha voluto rispondere alla domanda se Trump sia tornato a parlare della sua minaccia di ritirarsi dalla Nato –. Ma allo stesso tempo ha anche ascoltato con attenzione le mie argomentazioni su quello che sta succedendo».
Trump valuta il ritiro delle truppe dai Paesi Nato che non lo hanno aiutato
Nelle more, però, l’amministrazione Trump lascia intendere, e non sempre tra le righe, di essere alle prese con una seria valutazione di un piano per “punire” alcuni membri della Nato che secondo Donald Trump non hanno aiutato Usa e Israele nella guerra con l’Iran. A rivelarlo è il Wall Street Journal, aggiungendo che la proposta comprenderebbe lo spostamento di truppe Usa da questi Paesi ritenuti poco collaborativi verso Paesi che invece avrebbero mostrato più sostegno.
Del resto, al netto delle rassicurazioni di Rutte, il messaggio del presidente Usa è stato un pugno nello stomaco alla diplomazia felpata: «La Nato non c’era quando avevamo bisogno di lei. E non ci sarà se avremo bisogno ancora». Parole che riaprono il dossier di un possibile disimpegno americano, con Trump che minaccia di spostare truppe e risorse solo verso quei Paesi che si sono dimostrati partner leali e non semplici spettatori.
Il fantasma della Groenlandia
E, se possibile, a rendere lo scenario ancora più surreale è il ritorno della “questione Groenlandia”. Il monito di Trump – «ricordatevi di quel grande pezzo di ghiaccio mal gestito» – non risuona allora solo come una delle tante esternazioni trumpiane bollate come un’eccentricità, ma come il simbolo di una pazienza finita verso l’Europa. Se i Paesi membri non inizieranno a onorare gli impegni, la protezione Usa non sarà più un atto dovuto, sembra essere il sottotesto delle dichiarazioni del tycoon…
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Politica - di Redazione