Age verification addio
Terzo siluro dei giudici al decreto Caivano: vince Pornhub. Annullata la verifica dell’età sui siti a luci rosse
Ennesimo stop delle toghe al Decreto Caivano. Il TAR del Lazio ha infatti annullato la delibera Agcom che imponeva ai siti pornografici l’obbligo di verificare l’età degli utenti tramite sistemi di age verification, per evitare che anche i bambini possano accedere ai contenuti per adulti. Con questa sentenza del Tribunale amministrativo regionale si tratta del terzo colpo giudiziario al provvedimento del governo, dopo le precedenti bocciature della Corte Costituzionale su altri aspetti della norma.
Perché il TAR ha fermato la misura?
La ragione è tecnica ma decisiva: il contrasto con il diritto dell’Unione Europea. Secondo i giudici amministrativi, la delibera Agcom viola la direttiva e-commerce (2000/31/CE) e il cosiddetto “principio del Paese d’origine”. In pratica, poiché le principali piattaforme – come PornHub, YouPorn e xHamster – hanno sede legale a Cipro, l’Italia non può imporre loro obblighi unilaterali senza seguire una procedura precisa: coinvolgere le autorità cipriote, dimostrarne un’eventuale inerzia e notificare alla Commissione Europea l’intenzione di intervenire autonomamente. Passaggi che, secondo il TAR, non sono stati rispettati, rendendo quindi illegittima la delibera.
Cosa cambia per gli utenti? Altri due anni di accesso senza filtri
Al momento non cambia nulla. Per accedere ai contenuti per adulti resta sufficiente il semplice clic di autocertificazione (“Dichiaro di avere più di 18 anni”). Nonostante il rischio di sanzioni fino a 250mila euro e la minaccia di oscuramento, quasi nessuna grande piattaforma si era adeguata, fatta eccezione per OnlyFans. Solo due piccoli siti italiani erano stati bloccati a fine marzo, ma la sentenza odierna rimette tutto in discussione.
Il decreto Caivano e le necessità di tutelare i minori
La questione si sposta ora su un piano europeo. L’Agcom dovrà avviare un confronto con Cipro e, in caso di esito negativo, rivolgersi alla Commissione UE. I tempi, però, si preannunciano lunghi: Bruxelles sta lavorando a un sistema unico europeo di verifica dell’età, che potrebbe richiedere fino a due anni. Altri due anni in cui anche un bambino potrà accedere liberamente ai siti pornografici
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