Guerra e pace
Terminator Trump: “Iran in ginocchio, azzerata marina e aviazione, distrutti i missili. Manca poco…”
“Siamo molto vicini ai nostri obiettivi, abbiamo ottenuto vittorie decisive e schiaccianti”. Donald Trump, con un discorso alla nazione, fa il punto sulla guerra che gli Stati Uniti – con Israele – conducono contro l’Iran da 32 giorni. Il presidente americano prende la parola alla Casa Bianca e riepiloga l’operazione Epic Fury in circa 20 minuti. “Siamo molto vicini ai nostri obiettivi, finiremo molto presto il lavoro e colpiremo ancora l’Iran molto duramente nelle prossime due-tre settimane”, dice Trump ribadendo più volte di aver “decimato” il Paese mentre “i colloqui per porre fine alla guerra continuano”. “Il cambio di regime non era il nostro obiettivo, ma c’è stato”, afferma sostenendo che adesso al potere a Teheran ci siano nuovi leader “meno radicali e molto più ragionevoli”.
tre settimane, “finiremo il lavoro, e lo finiremo molto in fretta, siamo molto vicini agli obiettivi”, dopo aver ottenuto “vittorie rapide, decisive e schiaccianti”. Questo l’annuncio di Donald Trump nel primo discorso alla nazione da quando è iniziato il conflitto il 28 febbraio scorso, un discorso durante il quale non ha offerto alcuna nuova risposta alla domanda principale che occupa la mente di molti americani: quando, esattamente, finirà la guerra. Senza offrire una timeline definitiva per la cessazione delle ostilità, nel suo “importante aggiornamento” sul conflitto il presidente ha dichiarato che gli obiettivi che Washington si era prefissata dall’inizio dell’operazione militare sono stati quasi completati. “Posso affermare stasera che siamo sulla buona strada per completare a breve tutti gli obiettivi militari dell’America, molto a breve. Li colpiremo con estrema durezza. Nelle prossime due o tre settimane, li riporteremo all’età della pietra, il posto a cui appartengono”, ha detto Trump in un discorso alla nazione durato solo 19 minuti.
Usando una retorica già vista in questo mese di combattimenti, il presidente ha sostenuto che in Iran il regime è cambiato e ha ribadito le sue minacce di colpire le infrastrutture elettriche del paese se non accetterà di finalizzare un accordo. “Il cambio di regime non era il nostro obiettivo. Non abbiamo mai parlato di cambio di regime, ma un cambio di regime è avvenuto a causa della morte di tutti i loro leader originari. Sono tutti morti. Il nuovo gruppo è meno radicale e molto più ragionevole”, ha sottolineato Trump. Aggiungendo: “Non abbiamo colpito il loro petrolio, sebbene sia il bersaglio più facile di tutti, perché ciò non lascerebbe loro nemmeno una minima possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Tuttavia, potremmo colpirlo e lo distruggeremmo, e non ci sarebbe nulla che possano fare al riguardo. Non dispongono di alcuna attrezzatura antiaerea”.
La guerra in Iran non è finita, ma finirà presto. Un torrenziale Donald Trump, nella notte, rassicura gli americani, alle prese col caro petrolion causato dal blocco di Hormuz. Il presidente non ha fatto nuovi annunci riguardo al conflitto e neanche sul fronte Nato, ma ha rassicurato il Paese e i mercati sullo sbocco più o meno rapido delle operazioni. Da terminare presto e con un cambio di regime, che secondo Trump si è comunque già verificato.
“È molto importante che manteniamo questo conflitto nella giusta prospettiva”, ha ammonito Trump, elencando una lunga lista di obiettivi raggiunti, come la distruzione dei missili e degli impianti di produzione, l’annientamento della sua marina militare, la messa in sicurezza della regione dalle minacce iraniane e, soprattutto, la garanzia che Teheran non ottenga un’arma nucleare. Nei prossimi giorni i bombardamenti cominceranno lentamente a diminuire, ha detto il presudente, presentando l’attacco iniziato il 28 febbraio come una rappresaglia per quasi mezzo secolo di violenze da parte dell’Iran e dei suoi alleati.
Trump e la guerra in Iran da finire presto
Trump ha affermato che “sono in corso discussioni” per porre fine alla guerra, mentre l’Iran ha più volte smentito che vi siano stati colloqui diretti. Le stesse agenzie di intelligence americane, inoltre, hanno valutato che, per il momento, gli iraniani non sarebbero disposti a negoziare. Per quanto riguarda il successo dell’operazione descritto dal presidente, il grado di effettivo conseguimento di tali risultati sarà, con ogni probabilità, oggetto di dibattito. Un gran numero di missili è ancora intatto e l’Iran continua a lanciare missili nella regione. Inoltre, il regime detiene ancora uranio altamente arricchito, tanto che il presidente ha persino valutato l’ipotesi di ordinare un’azione militare per impossessarsi di tale materiale.
Funzionari dell’amministrazione, allo stesso tempo, hanno prospettato l’idea di operazioni terrestri per conquistare aree strategiche, incluse parti della costa iraniana e l’isola di Kharg, attraverso la quale l’Iran esporta la stragrande maggioranza del proprio petrolio. Tuttavia Trump non ha annunciato nulla di tutto ciò, evitando di delineare un esito finale specifico per la guerra o le prossime mosse che compirà. E per quanto riguarda l’uranio, ha rivelato che negli ultimi giorni i siti nucleari sono stati nuovamente colpiti e che “ci vorrebbero mesi per avvicinarsi alle scorie nucleari”. Ciò sembra ribadire i commenti fatti in precedenza nella giornata di ieri, secondo cui non gli importerebbe più del materiale nucleare quasi di grado bellico, poiché si trova sotto le macerie.