Triangolazione pericolosa
Salis, è caos: dopo l'”affaire sentimentale” Bonnin, il giallo Tombolini: l’assistente sparisce dall’elenco dei collaboratori al Pe
L’ultimo colpo di teatro sulla burrascosa vicenda Salis vede direttamente l’europarlamentare Avs sulla scena e sotto l’occhio (politico) di bue. E anche se non è un palcoscenico teatrale, il set per l’ultima chiamata sotto i riflettori è quello dello studio televisivo di È sempre Cartabianca su Rete4 dove, a favore di telecamera, ha sentenziato (sperando di chiudere la vicenda?): «Ivan Bonin non è il mio compagno, ma solo un caro amico e collaboratore parlamentare che sarebbe venuto alla manifestazione con me e altre 300mila persone. È una persona estremamente qualificata, che ricopre con merito l’incarico che ha, e del quale mi fido ciecamente».
Con chicca finale: «Immagino che il partito di governo abbia aizzato tutto questo polverone per rispondere a una situazione di difficoltà dovuta a un referendum perso in maniera molto netta». Così, tanto per unire al dilettevole e provare a uscirne fuori assestando pure un colpo a chi le chiede contezza sul caso…
Salis: «Bonnin non è il mio fidanzato». Intanto sparisce Tombolini dall’elenco dei collaboratori
Dunque, riavvolgendo il nastro si ritorna per un attimo su una vicenda che si è trasformata in un cortocircuito politico che oscilla tra il grottesco e l’imbarazzo istituzionale. E a cui si aggiunge, andando avanti, un secondo caso: il “giallo Tombolini”, che spunta dalle retrovie proprio mentre i riflettori, come detto, sono ancora puntati su Bonnin, e il bersaglio sulla schiena della Salis si fa sempre più fosforescente. Il suo nome sarebbe sparito dall’elenco degli assistenti della Salis. Non solo. Le connessioni tra i due casi – Bonnin e Tombolini – ci sarebbero. E sarebbero quanto meno “illuminanti” nel segno del profilo “curriculare”.
Smentite sentimentali e gialli europarlamentari…
Come? Spuntano, ad esempio, le prime indiscrezioni secondo cui l’identikit professionale e personale dell’assistente parlamentare della Salis, Tombolini, sarebbe “coerente” con la linea dell’eurodeputata: una condanna in primo grado per diffamazione ai danni di un esponente di FdI. E trascorsi nel centro sociale romano Alexis, uno degli spazi occupati frequentati da Zerocalcare e parte del circuito di attivismo di cordata. Scrive a riguardo Il Giornale: «A sparire dall’elenco dei suoi assistenti è Mattia Tombolini che ha una condanna in primo grado a quattro mesi di reclusione per diffamazione nei confronti di Marco Cossu, esponente locale di Fratelli d’Italia e sindaco del Comune di Casperia e vicepresidente della provincia di Rieti. E ha militato nel centro sociale romano Alexis».
Non solo. Viene da chiedersi, oltreché coerente, non è magari che il nome di Tombolini sarebbe improvvisamente sparito dall’elenco degli assistenti della Salis, forse per via di un profilo considerato “ingombrante”? Oltre alla condanna in primo grado per diffamazione, infatti, Tombolini è finito sugli altari della cronaca per il suo ruolo centrale nelle proteste alla fiera “Più libri più liberi” dello scorso dicembre 2025. Secondo diverse ricostruzioni, sarebbe stato lui l’organizzatore del sit-in antifascista contro la casa editrice Passaggio al Bosco, agendo come vero e proprio agitatore dietro i momenti di tensione e i disordini che hanno trasformato l’evento culturale in un teatro da centro sociale.
Interrogazione FdI su Salis, ma da sinistra silenzio tombale
Insomma, i conti non tornerebbero o accuserebbero qualche riporto di troppo. Non a caso, dalle parti dell’opposizione regna un mutismo tombale. Tutti silenti in quella sinistra sempre pronta a invocare dimissioni per ogni sospetto altrui, ma che oggi riscopre un garantismo di ferro e il valore aureo del silenzio (imbarazzato). Ilaria Salis liquida tutto come un «polverone del governo» per coprire i propri insuccessi. Ma resta il nodo centrale sollevato dal deputato di FdI Letizia Giorgianni: perché è scattato l’alert Schengen dalla Germania? «Nella vicenda di Ilaria Salis il punto centrale non è il controllo in sé, ma ciò che lo ha determinato. Secondo quanto emerso – sottolinea in una nota l’esponete di Fratelli d’Italia – l’intervento delle forze dell’ordine sarebbe stato attivato nell’ambito dei meccanismi di cooperazione tra Stati nello spazio Schengen, a seguito di una segnalazione delle autorità tedesche. È questo l’elemento che impone un chiarimento puntuale», dichiara Giorgianni.
La quale poi prosegue anche, aggiungendo a stretto giro: «La circostanza che una rappresentante delle istituzioni europee possa essere anche solo sospettata di collegamenti con ambienti riconducibili a gruppi organizzati dediti alla violenza politica suscita, infatti, profonda preoccupazione. Anche alla luce del clima di crescente tensione che si registra in diversi Paesi europei per effetto dell’azione di frange estremiste dell’area antagonista. Per questo ho presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno, chiedendo di fare piena luce: sugli elementi alla base della segnalazione. Sul quadro informativo a disposizione delle autorità italiane. E sull’eventuale esistenza di collegamenti con ambienti dell’estremismo violento».
Richiesta di trasparenza (nei fumi di dichiarazioni e smentite)
Concludendo: «In questo contesto, il richiamo alle prerogative parlamentari non può essere piegato a finalità strumentali. Né utilizzato come uno scudo personale per sottrarsi a verifiche legittime. Una simile impostazione rischierebbe di compromettere il prestigio e la credibilità delle istituzioni. Oltre che il principio di uguaglianza e il rispetto dovuto ai cittadini». Un’invocazione alla trasparenza, insomma, che tra collaboratori che svaniscono e smentite sentimentali, sembra restare l’unica grande assente. E ricercata speciale.