Respinto il ricorso del figlio
Pino Daniele, è lite tra gli eredi sui diritti d’autore: il tribunale dà ragione alla seconda moglie Fabiola
I diritti andranno divisi fra tutti e cinque i figli avuti dal grande cantautore. Il primogenito rivendicava un accordo verbale non provato in sede di giudizio
A undici anni dalla morte di Pino Daniele, avvenuta il 4 gennaio del 2015 a Roma per una crisi cardiaca, giunge ora la sentenza della corte d’Appello di Roma che ha respinto i ricorsi e i controricorsi degli eredi del cantante. A raccontarlo oggi è Vincenzo Brunelli che, sul Corriere della Sera, ricostruisce la vicenda che in questi anni ha visto, da un lato, una richiesta di denaro avanzata dal primogenito di Pino sulla base di un presunto “accordo verbale”, e dall’altro, una contro richiesta relativa ai diritti d’autore e i diritti connessi sull’opera da parte di Fabiola Sciabbarrasi, seconda moglie di Pino Daniele.
Il testamento del cantante
Nei due gradi di giudizio i giudici non hanno concesso “interpretazioni” a nessuno, rispettando alla lettera le volontà di Pino Daniele che nel 2012 aveva depositato da un notaio il suo testamento segreto, pubblicato poi il 12 gennaio del 2015.
Il contenzioso giudiziario, terminato in primo grado nel 2022 e in secondo grado nei giorni scorsi, ha avuto a oggetto due punti del testamento di Pino Daniele e un accordo tra il primogenito Alessandro (nato dal primo matrimonio con Dorina Giangrande) e la seconda moglie del cantante. Accordo di cui, però, non sono emerse prove in aula. Il figlio chiedeva a Fabiola Sciabbarrasi la restituzione di 61 mila euro, più 100 mila euro per inadempimento dell’accordo, mentre lei rivendicava la comproprietà, pro quota, di tutti i diritti di Pino Daniele, d’autore e connessi. I giudici hanno però respinto entrambe le richieste.
I diritti a tutti i figli
In un punto del testamento Pino Daniele dichiarava di voler lasciare ai figli, in parti uguali tra loro, tutti “i diritti d’autore, nonché i diritti connessi di artista, interprete ed esecutore; voglio che i diritti di cui sopra restino in comunione tra i miei figli almeno fino alla maggiore età di tutti”. Questo perché all’epoca non tutti i figli di Pino Daniele erano maggiorenni, e anche nel 2022 quando è iniziato il processo di secondo grado l’ultimo dei suoi figli aveva ancora solo 17 anni. C’era anche un accordo presunto tra i due figli di prime nozze di Pino Daniele e la sua seconda moglie (da cui si era separato ma non divorziato) che i giudici non hanno preso in considerazione poiché mancano prove certe della sua esistenza.
I diritti d’autore di Pino Daniele valgono annualmente una cifra intorno a diverse centinaia di migliaia d’euro e varranno per altri 61 anni come prescrive la legge in vigore.
Uno dei più grandi
Inventore del blues napoletano, contaminato con i suoni del Mediterraneo, Pino Daniele è stato uno dei più grandi cantautori italiani. Autore di successi indimenticabili, come “Napul’è”, “Yes, i Know my Way”, ha rivoluzionato il genere di musica partenopeo rendendolo accessibile e popolare a tante generazioni. Sofferente di problemi cardiaci, avrebbe dovuto effettuare il trapianto di cuore dopo avere effettuato diverse operazioni di bypass. Insieme a lui negli anni settanta emersero musicisti come James Senese, Tullio De Piscopo, Esposito, Zurzolo, che ebbero grande popolarità proprio per lo stille innovativo che si legava a una melodia classica. La canzone d’esordio di Pino Daniele, “Je so pazzo”, è ancora oggi uno dei pezzi più ascoltati anche dalle nuove generazioni.
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