Pasquino stana Elly
Paura di votare: Schlein teme le primarie, a sinistra torna la fobia di far decidere agli elettori
Paura di votare: parafrasando un romanzo di successo di Erica Jong, Elly Schlein torna a tenere banco con la fobia che attanaglia da tempo la sinistra italiana. Il timore della scelta degli elettori. A stanare la segretaria dem un’intervista rilasciata da Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica a Bologna, al quotidiano Il Riformista.
Pasquino: il referendum non è una vittoria dell’opposizione
Il professore, già senatore Pci, spiega al giornale diretto da Claudio Velardi che Schlein non dovrebbe temere le primarie ma «devono essere aperte, non si deve sapere in anticipo chi vince». Pasquino invita a non cantare vittoria troppo presto dopo il No al referendum sulla giustizia. «L’opposizione crede di aver vinto alla grande e invece no. È un risultato sul quale bisogna costruire, ma che non si trasferisce immediatamente sul risultato delle elezioni 2027. Deve trovare tematiche mobilitanti come lo è stato il No al referendum».
La sinistra ha paura come al solito del voto: primarie o elezioni
Basteranno primarie o reddito di cittadinanza? «Io sono notoriamente uno che crede che le primarie siano non soltanto la scelta di un candidato ma un modo per informare gli elettori sulle tematiche sulle quali ci sono differenze di opinione e indicare possibili soluzioni. Le primarie possono svolgere diversi compiti. Penso tuttavia che i partecipanti dovrebbero leggersi qualche libro e ripensare alle primarie del passato, anche se questo da solo non basterà. Bisogna trovare tematiche nuove da tradurre in soluzioni. Il Pd non sembra troppo convinto però… Il Pd è molto vacillante e sarebbe ora di ricordare che le primarie sono nel suo statuto e quando qualcuno le chiede il Pd dovrebbe farsene promotore. Se le chiede Conte dovrebbe accettarle perché è uno che potrebbe sottrarre voti al Pd quindi serve un accordo leale in cui chi vince ottiene il favore di tutti quelli che hanno perso. I tempi dipendono dalla data delle elezioni». E ancora: «Le primarie devono essere aperte, non dobbiamo sapere in partenza chi vince. E non credo che Conte abbia troppe capacità di mobilitazione. Io mi affido all’intelligenza della segretaria. Se pensa che non è in grado di vincere deve individuare un altro candidato tenendo conto che poi quel candidato dovrà sfidare Giorgia Meloni».
La leader del Pd cambi prima che il Pd cambi lei
«Se riesce a definire bene il suo perimetro il campo largo è sicuramente competitivo, non c’è alcun dubbio. Ma non deve fare errori come scindersi su tematiche importanti, ad esempio l’Europa o il sostegno all’Ucraina. Non può esserci un candidato non europeista. Su questi temi c’è conflitto ma il conflitto deve venire fuori in maniera chiara ed essere sconfitto nelle primarie. Se uno dei candidati appoggia la Russia deve essere chiaro e gli elettori dovranno decidere anche su questo». Pasquino non si fa però illusioni: «Bisogna trovare la bacchetta magica che serve a rilanciare l’economia perché sappiamo che sono tempi molto duri. E bisogna che Schlein abbia un rapporto più stretto con gli industriali e Confindustria». Insomma, la leader Pd deve cambiare prima che il Pd cambi leader.
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