Lezione a Schlein e Conte
Orlando gela i compagni che brindano: “Troppa euforia, la vittoria al referendum non è del centrosinistra”
Troppa baldanza, troppa euforia immotivata. Parola di Claudio Orlando, una vita a sinistra, tra i fondatori del Pd e più volte ministro, che dà una sonora lezione ai compagni che all’indomani dell’esito referendario si sono precipitati a cantare vittoria. Premessa d’obbligo: il risultato delle urne ha cambiato i rapporti tra destra e sinistra. “Per due ragioni – dice Orlando intervistato dal Giornale – innanzitutto perché è la prima vera sconfitta che la destra registra in Europa da diversi anni. E poi perché quella che è stata bocciata dagli elettori è la riforma alla quale si era aggrappata gran parte delle ambizioni riformistiche della coalizione di governo”. Detto questo però lo storico esponente dem invita ad abbandonare l’euforia. “Questo risultato va interpretato bene. La vittoria non è del centrosinistra”. Una doccia fredda per chi, Conte e Schlein in testa, si sentono già a Palazzo Chigi. “Alcuni segnali – insiste – non sono stati di corretta interpretazione del voto da parte del campo largo».
Orlando gela i compagni che esultano: troppa euforia
Anche sulla leadership e le primarie invocate subito da Conte il messaggio interno è chiaro. “Ho fatto una settantina di iniziative politiche. Addirittura prima dell’avvio della campagna del referendum. All’inizio partecipavano solo il ceto politico e gli addetti ai lavori. Poi via via sono diventate iniziative di popolo, anche autorganizzate. Se noi pensiamo a un meccanismo che regoli essenzialmente il problema della leadership, e che cali dall’alto un programma, tradiamo la spinta dal basso che viene dal risultato del referendum”. Un ragionamento che – aggiunge – nel centrosinistra non è “tanto chiaro”.
Conte o Schlein? “Tutte le ipotesi sono sul campo”
Conte, Schlein o una mediazione? “Penso che tutte le ipotesi siano sul tavolo. Naturale sarebbe che a guidare la coalizione fosse il leader del partito che ha ripetutamente dimostrato di essere la forza trainante e principale nella coalizione. Se questa idea non fosse pacifica, discutiamo di quali possano essere altre forme per decidere”. Su Donald Trump, invece, Orlando, che al campo largo preferisce la formula “Alleanza costituzionale”, si ‘limita’ a citare Pasolini: “Il potere assoluto che diventa anarchico”. Sulle distanze siderali del campo largo in politica estera, però, l’ex ministro dem svicola. “Vedo che la destra gestisce bene un conflitto più significativo. Pensi a cosa dice la Lega di Zelensky”. Non manca nel colloquio una frecciatina al leader grillino e alla sue giravolte nei rapporti con la Casa Bianca. Come lo legge l’incontro di Conte a pranzo con l’amico di Trump? «Fuor d’opera. Il campo progressista dovrebbe dare un segnale di una certa alterità rispetto agli Usa di Trump”.
“Meloni si è mossa con cautela pensando di ricondurre Trump a ragione”
Alla premier Meloni Orlando riconosce di essersi mossa con cautela in politica estera. “Però sulla base di una previsione sbagliata, che è stata peraltro la previsione della destra europea: che Trump potesse essere ricondotto a ragione. Sulla base di questa idea Meloni ha scommesso sulla possibilità di fare lei da ponte tra l’Europa e Trump. Adesso che le sponde si sono allontanate il ponte non regge”. Del governo – aggiunge – “mi sono piaciute alcune intenzioni. Ne cito due. Una è quella di non dare agli americani la base di Sigonella; l’altra è quella di mettere una tassa sugli extraprofitti. Purtroppo sono rimaste intenzioni”.
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